(red.) Dalla richiesta, rifiutata, di archiviazione, all’imputazione per omicidio preterintenzionale. E’ la decisione depositata martedì 26 settembre dal giudice per le indagini preliminari di Brescia Paolo Mainardi sulla morte di Fulvio Ferremi avvenuta il 31 ottobre del 2015. Una settimana prima il 71enne era caduto da una staccionata sulla quale era seduto davanti a casa a Preseglie, nel bresciano, riportando gravi ferite.

Poi il trasferimento in codice rosso verso la Poliambulanza di Brescia dove, però, sette giorni dopo perse la vita. All’inizio l’ipotesi era quella che l’anziano fosse realmente caduto, ma poi nel mirino è finita una vicina di casa 67enne. Come è emerso dalle indagini, il ferito aveva detto ai militari di aver avuto una lite proprio con la donna. Poi questa l’avrebbe spinto a terra. Al contrario, la 67enne aveva parlato di una messinscena, dicendo che l’uomo si era sdraiato volontariamente in quella posizione. I dati raccolti dalle forze dell’ordine e dal pubblico ministero avevano fatto presupporre che la donna avesse ragione.

Per questo motivo era stata avanzata una richiesta di archiviazione del caso, ma il consulente del pm ha poi verificato l’altra versione, accolta anche dai legali della vittima. Cioé, una spinta violenta e traumatica che ha causato la caduta. Di fronte a questi risultati, il giudice ha accolto la posizione dei familiari di non mandare in soffitta la vicenda e anzi ha disposto il procedimento nei confronti della vicina di casa. La prima udienza è ancora da definire.

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