(red.) Svolta dal punto di vista giudiziario nella morte di Roberta Gipponi. La 30enne insegnante bresciana di Adro è deceduta la sera del 19 dicembre del 2014 durante un incidente stradale in A4, mentre rientrava a casa dopo una cena con i colleghi in provincia di Bergamo. La donna, infatti, era docente in un asilo di Gandosso. All’inizio la ricostruzione parlava di un possibile colpo di sonno o di una disattenzione da parte della conducente, ma le carte in tavola sono cambiate. Quella sera la 30enne era alla guida della propria Fiesta e stava percorrendo l’autostrada sulla corsia di sorpasso, entro i limiti consentiti secondo i rilievi, quando si è scontrata con un furgone di operai tra Palazzolo e Pontoglio.

Tra le due carreggiate, infatti, era presente un cantiere per sistemare la barriera di protezione. Durante la manovra del mezzo, l’auto della ragazza è rimasta coinvolta nello scontro. Poi diventato mortale quando sulla prima corsia è arrivato un tir che ha colpito in pieno l’utilitaria della bresciana. Le prime indagini avevano portato a pensare che la 30enne avesse accusato un malore, un colpo di sonno o fosse disattenta. Ma i genitori della donna hanno voluto far approfondire il quadro.

Così si è arrivati ai giorni precedenti al 18 marzo quando il caso è arrivato in tribunale a Bergamo per l’udienza preliminare di cui scrive il Giornale di Brescia. Secondo il pubblico ministero Carmen Pugliese, la donna sarebbe deceduta nello scontro per colpa della scarsa segnaletica stradale intorno al cantiere. Tanto che il giudice Ilaria Sanesi ha ritenuto plausibile la posizione e quindi rinviato a processo il 47enne capo dei lavori. Il processo inizierà il 5 luglio.

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