Quantcast

Contro la Nato e le missioni all’estero, sabato presidio alla base di Ghedi

(red.) “Nessuna Liberazione se non usciamo dalla Nato, nessuna Liberazione se non ritiriamo i contingenti militari italiani all’estero”. Con queste parole d’ordine Donne e Uomini contro la guerra e Centro Sociale 28 maggio hanno organizzato per sabato 24 aprile dalle 15 alle 18 un presidio alla base “nucleare” di Ghedi (in via Castenedolo). Il presidio, informano gli organizzatori, è autorizzato dalla Questura e potrà essere raggiunto anche da chi esce dal proprio comune, citando la destinazione nell’autocertificazione.
“Gli Stati Uniti, dopo aver contribuito a liberarci dal fascismo”, si legge in una nota firmata da Donne e Uomini contro la guerra e Centro Sociale 28 maggio, “hanno reso il nostro Paese una ‘colonia’ del loro immenso impero. Ci fu un ‘passaggio di chiavi da un carceriere all’altro, Piano Marshall Oblige!’ e ci siamo ritrovati in casa dei nuovi padroni. La retorica della libertà e della democrazia ci ha fatto accettare persino l’inaccettabilità della bombe atomiche sganciate dagli americani sulle popolazioni di Hiroshima e Nagasaki”.

missioni italiane all'estero

“A 76 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale e ad oltre 30 dalla caduta del muro di Berlino”, si chiedono i pacifisti bresciani, “che scopo può avere la Nato se non quello di continuare ad alimentare il ‘complesso militare industriale’ aumentando pericolosamente le tensioni a livello mondiale? Siamo ad un passo da un confronto atomico tra Usa e Russia! Nella base di Ghedi sono iniziati i lavori per realizzare la principale base operativa dei caccia F-35A dell’Aeronautica italiana armati delle nuove bombe nucleari B61/12. Non possiamo festeggiare il 25 aprile se non comprendiamo l’urgenza di liberarci di tutte le basi americane e di morte che ci sono sul nostro territorio e di ritirare tutti i contingenti italiani all’estero. Complici degli Usa anche noi siamo dispensatori di morte e di rapina, non possiamo chiudere gli occhi davanti all’imperialismo italiano, non possiamo credere ancora alla favoletta degli italiani “brava gente”. Partecipiamo a ben 41 missioni internazionali, con un impiego di circa 8.600 militari.
Per rivendicare questa scelta di autonomia e libertà serve coraggio.
E’ il momento di far sentire la nostra voce contro  guerrafondai, criminali e servi di questo sistema che produce miseria e morte.
Fermare questa consolidata criminalità internazionale di Usa e Nato è il primo dovere per chi ha a cuore davvero i diritti umani su scala mondiale”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.