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L’Ordine dei medici: “La riforma della sanità lombarda deve partire dai bisogni dei cittadini”

Ecco le tre priorità secondo i sanitari bresciani: l’investimento in salute nell’infanzia e nell’adolescenza, la continuità delle cure ai malati cronici e la tutela degli anziani fragili.

(red.) In previsione della riforma della sanità lombarda, delineata nelle “Linee di sviluppo della legge regionale 23/2015” (Delibera Giunta Regionale (DGR) 4811 del 31/05/2021), l’Ordine dei medici di Brescia intende offrire un contributo per disegnare il futuro sistema sanitario regionale, dando voce alle istanze dei professionisti che lavorano sul territorio e negli ospedali.
Con questo scopo è stato formato un apposito gruppo di lavoro in seno all’Ordine, che ha licenziato un documento con alcune proposte, suddivise per argomenti tematici, al fine di arricchire e migliorare il quadro di interventi delineato nelle Linee di sviluppo della sanità regionale.

“I sistemi sanitari risultano, per loro natura, difficili da riformare, perché sono molte le variabili che entrano in gioco”, si legge nel documento. “Per questo il primo passo indispensabile è coinvolgere nel cammino di riforma i professionisti del settore, che vivono quotidianamente le carenze del sistema e possono indicare i correttivi necessari.
L’emergenza pandemica dell’ultimo anno e mezzo, in particolare, ha messo in luce diverse criticità della sanità in Lombardia, evidenziando l’urgenza di rafforzare la rete della medicina territoriale, di integrare l’ospedale con il territorio, l’ambito sanitario con quello sociale, e di promuovere una effettiva collaborazione tra le diverse figure professionali che concorrono alla salute dei cittadini. Uno scambio che dovrà essere sostenuto da un’efficace digitalizzazione, per consentire la condivisione in tempo reale delle informazioni.
A muovere il cambiamento, accanto ai principi, serviranno risorse umane e strutturali, informatiche e strumentali, che dovranno essere significativamente implementate per assicurare efficaci percorsi di prevenzione e cura”.

Secondo l’Ordine dei medici di Brescia, “per riformare la sanità il punto di partenza devono essere i bisogni del cittadino, cui va data una risposta integrata, evitando di spezzettarla in tante prestazioni che non facilitano una corretta presa in carico del paziente.
In questa prospettiva viene salutata con favore la scelta di riattivare i Distretti Socio-Sanitari, luoghi privilegiati sia per far emergere la centralità del cittadino/assistito, sia per valorizzare il rapporto con il territorio e l’incontro tra le diverse professionalità.
L’obiettivo prioritario è assicurare che le persone siano meglio accompagnate, assistite e curate lungo la loro vita, partendo dalla prevenzione per arrivare alla salvaguardia della salute individuale e di comunità.
Per concretizzare questi principi, tre aspetti risultano determinanti: l’investimento in salute nell’infanzia e nell’adolescenza; la continuità delle cure alle persone con malattie croniche al fine di prevenire le complicanze e le limitazioni dell’autonomia; la tutela della salute e del benessere degli anziani fragili, con l’assistenza ai non autosufficienti e il sostegno alle loro famiglie“.

Pediatria
“Nelle Linee di sviluppo della delibera regionale non vengono citate né l’area materno-infantile-adolescenziale, né la prevenzione, anche attraverso il sostegno della genitorialità.
Bambini e adolescenti presentano bisogni peculiari, cui va data risposta individuando alcune azioni specifiche. Fra queste un efficace passaggio di consegne tra pediatri e medici di medicina generale, nel delicato snodo dell’adolescenza, l’educazione ai corretti stili di vita fin dalla prima infanzia, l’attenzione all’integrazione dei bambini stranieri, il sostegno alla genitorialità, la presa in carico degli adolescenti”.

Cronicità
Le persone affette da patologie croniche necessitano di una continuità assistenziale nel tempo – con l’obiettivo di prevenire le complicanze – oltre che di un supporto corale da parte degli operatori sanitari (medico di medicina generale, infermiere di famiglia e comunità, farmacista, ecc.) per la gestione della patologia e l’aderenza terapeutica. Per il malato cronico è indispensabile avere una figura di riferimento, il medico di medicina generale, che garantisca la presa in carico, la ricomposizione dei diversi interventi specialistici e la continuità delle cure. Il malato cronico deve inoltre poter contare su un accesso agevole alle visite e alle indagini specialistiche necessarie, mantenendo la libertà di scelta”.

Anziani fragili
L’anziano ha bisogno di un’assistenza integrata che unisca l’aspetto sanitario con quello sociale e amministrativo. Alle persone anziane fragili e/o non autosufficienti va assicurato il monitoraggio e l’accompagnamento, a garanzia della continuità assistenziale.
I servizi domiciliari devono essere potenziati sia in senso quantitativo che qualitativo (superamento di un modello puramente prestazionale, assunzione del modello mutidimensionale, effettiva integrazione tra gli interventi sanitari e quelli socio-assistenziali), mentre gli ospedali dovrebbero sottoscrivere obbligatoriamente protocolli per dimissioni e ammissioni protette, organizzare il Pronto Soccorso con Osservazione Breve Intensiva geriatrica, attivare reparti e/o servizi geriatrici, prevedere un accesso facilitato degli anziani fragili alla specialistica ambulatoriale”.

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