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Informagiovani, “che fine faranno gli operatori?”

Il cambio dell'appalto porta alcune modifiche all'ufficio di via San Faustino, a Brescia. I vecchi dipendenti chiedono una serie di garanzie professionali.

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(v.p.) Tempo fa, nel corso di una conferenza stampa, avevano chiesto un incontro con l’assessore alle Politiche giovanili Diego Ambrosi e con il presidente della cooperativa Tempo Libero con la quale lavorano da anni, Riccardo Filippini. Oggi, dopo aver atteso invano una serie di risposte, gli operatori dell’Informagiovani di Brescia hanno scioperato. I motivi sono legati al nuovo appalto che entrerà in vigore dal primo ottobre e che, di fatto, declassa le figure degli operatori che da anni coordinavano il lavoro con il pubblico a semplici impiegati.
“Da domani”, ha spiegato alla stampa Giambattista Sancio Santoni, “entrerà in vigore il nuovo contratto tra le cooperative Tempo Libero-Calabrone e Palazzo Loggia. Noi, di conseguenza, non faremo più il lavoro per il quale eravamo qualificati, quello di assistenza al pubblico, ma dovremo svolgere altre mansioni. In via San Faustino al posto nostro lavoreranno educatori professionali che concentreranno il servizio ai giovani dai 14 ai 18 anni. Noi però vorremmo sapere cosa faranno tutti gli altri ragazzi, e anche gli adulti, che si sono sempre rivolti a noi per avere una serie di informazioni? Dove troveranno risposta alle loro domande i non adolescenti?”.
Gli operatori, attraverso l’Unione sindacale di Base (Usb), hanno fatto una proposta alla cooperativa per ottenere una distribuzione di ore lavorative che tenesse conto della loro professionalità e anche dell’anzianità di servizio. La proposta è stata rigettata perchè, hanno spiegato i ragazzi in un documento, “non è stata ritenuta funzionale alle esigenze organizzative e gestionali. A noi questo sembra un atteggiamento immotivato che va contro l’idea stessa di cooperativa sociale”.
“Oggi scioperiamo”, si legge nel testo distribuito all’esterno dell’ufficio, “perchè all’interno di un apparato che ci penalizza, chiediamo di continuare a fare, a Brescia, il lavoro che sappiamo fare. Chiediamo che la distribuzione delle poche ore sia discussa e condivisa con i lavoratori e non affidata a logiche che tutt’oggi non sono chiare. In base a quale criterio, ad esempio, ad alcuni di noi è stata imposta l’assistenza ad personam a ragazzini diversamente abili? Perchè alcuni di noi hanno dovuto cambiare sede di lavoro e, infine, perchè non è stata accettata la proposta di distribuire le ore per anzianità?”.

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