(red.) Mirco Franzoni avrebbe ucciso il ladro Eduard Ndoj a causa del proprio spirito “giustizialista” e condizionato anche dalla comunità bresciana, Serle, in cui vive. E’ uno degli elementi più interessanti e anche scioccanti che si leggono nelle motivazioni depositate giovedì 1 febbraio al tribunale di Brescia sulla condanna a 9 anni e quattro mesi di reclusione per il giovane. I fatti sono riferiti a quel 14 dicembre 2014 quando Mirco, rientrato con un parente da una battuta di caccia, si era sentito dire da un vicino che qualcuno era entrato nella casa del fratello.

Si trattava dell’albanese Eduard Ndoj. Subito dopo da parte di Franzoni sarebbe partita una sorta di caccia all’uomo fino a quando aveva trovato il malvivente. E qui in fase processuale sono arrivate le due versioni: l’imputato ha parlato di un colpo accidentale, mentre secondo la Corte ha sparato con la volontà di farlo. E in tutto questo, secondo le motivazioni, centra anche il contesto valsabbino in cui Franzoni è cresciuto, parlando di “giustizialismo” come emerge dalle intercettazioni. In pratica, come scrive il giudice Roberto Spanò, in paese anche in passato gli stessi abitanti avrebbero già sparato contro i ladri che si presentavano.

Le motivazioni parlano anche di come siano stati esplosi due colpi e non solo uno e dell’idea che l’omicidio sia avvenuto prima che si chiamasse il numero di emergenza negli attimi concitati. Il giudice scrive anche di come sia stato difficile indagare a causa dell’atteggiamento omertoso della comunità di Serle, soprattutto i familiari e i compaesani in difesa del suo cittadino e portando anche al depistaggio. Tanto che quattro residenti rischiano di finire a processo per falsa testimonianza. E nelle motivazioni si parla anche di “condotta adottata in stile venatorio”: come dire che Franzoni, in grado di usare le armi per la caccia, avrebbe avuto l’istinto di sparare come si fa con un animale.

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