(red.) E’ una piccola “rivoluzione” quella che A2a Ciclo Idrico introdurrà nei palazzi abitati e che gestisce dal punto di vista dell’acqua. Infatti, il 26 giugno il gruppo ha scritto a tre associazioni di amministratori di condominio che nel 2018 cambierà la gestione delle bollette, facendone arrivare una completa per l’intero condominio. Poi saranno gli stessi amministratori e i residenti a dividersi le utenze. Ma questa decisione sta già creando numerose polemiche di cui scrive il Giornale di Brescia raccogliendo la versione di Anaci, una delle associazioni di amministratori di condominio.

“A2a cala dall’alto una decisione già presa in maniera arbitraria. A farne le spese saranno i condòmini – dice la presidente Elena Rossetti interpellata dal quotidiano – già quest’anno i loro costi sono saliti per gestire il sistema di raccolta differenziata, ora i condòmini solventi dovranno farsi carico anche delle bollette dell’acqua dei vicini morosi”. Perché questa scelta di A2a? “Per rispettare la normativa vigente e per le difficoltà incontrate costantemente dagli addetti incaricati nella lettura dei contatori divisionali non direttamente accessibili e per la scarsa manutenzione” dice il gruppo. “A2a sceglie in un momento in cui la morosità sta crescendo – continuano da Anaci.- Le difficoltà nella lettura dei contatori a noi paiono una scusa: spostando il problema della contabilizzazione sui privati, A2a si garantisce i pagamenti.

Se oggi qualche utente è moroso, la società deve attivare delle azioni legali. Se a pagare è il condominio, c’è sempre un proprietario con casa intestata, un bene eventualmente da aggredire con un decreto ingiuntivo. Così alla fine il condòmino solvente pagherà anche per il vicino che non paga”. In più, come scrive ancora il Giornale di Brescia, ciascun inquilino dovrà calcolare l’importo e prendersi la responsabilità della lettura del contatore. “Noi non siamo ufficiali giudiziari, non possiamo entrare negli alloggi se il condòmino non vuole” dicono ancora da Anaci che criticano anche la comunicazione del 26 giugno. “E’ arrivata a cose fatte, di cui possiamo solo prendere atto. Nessun coinvolgimento, nessun tavolo di discussione.

La società, va detto, si è dichiarata disponibile ad incontri costruttivi con le associazioni per valutare ulteriori soluzioni. Ma perché dovremmo incontrare chi ha già deciso tutto? Ora faremo valutare il regolamento Ato per capire se davvero la società può risolvere i vecchi contratti in maniera unilaterale. Non ci piace nemmeno la tempistica: il tutto avviene in piena estate, senza comunicazioni agli utenti». La misura riguarderà una fetta consistente dei bresciani che vivono in palazzi degli anni ’60 e ’70.

Comments

comments