20enne con spranga e coltello sotto casa dell’ex: come funziona il “codice rosso” per gli stalker
Il ragazzo era già stato denunciato più volte, sia per stalking che per revenge porn. Valutando il rischio si può richiedere l'attivazione di diverse forme di prevenzione, come il braccialetto elettronico.
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Asola. Negli scorsi giorni ad Asola è stato arrestato un 20enne bresciano già sotto indagine, i carabinieri lo hanno fermato appena in tempo sotto casa della sua ex fidanzata.
Si era presentato con una spranga di metallo e un coltello di ben 32 centimetri. Fortunatamente la ragazza, una giovane di 22 anni, si è accorta della sua presenza prima di uscire di casa: si è barricata dentro e ha telefonato ai carabinieri, allertando anche gli amici.
Nelle ore successive è emerso che il 20enne era già stato denunciato più volte, per stalking (reato penale che prevede fino a 5 anni di carcere) e per revenge porn (condivisione di materiale intimo senza consenso, reato penale che prevede fino a 4 anni di carcere).
Al momento non è chiaro se nei suoi confronti fosse stata emessa qualche misura cautelare, e perchè in tal caso le forze dell’ordine non siano riuscite a farla rispettare.
In Italia il fenomeno dei femminicidi è in aumento negli ultimi anni. Nel 2025 sono già 51 le donne che sono state assassinate, la Lombardia rimane la regione peggiore con 8 vittime.
Lo scorso anno nella nostra regione ci sono state 11,5 denunce al giorno per maltrattamenti domestici; 6,6 denunce al giorno per stalking e 6 per violenza sessuale.
Il “codice rosso” previsto da una legge del 2019 ha introdotto un’accelerazione delle procedure per alcuni reati, tra cui lo stalking, proprio per il rischio che sfocino in episodi di violenza più gravi. Il giudice può decidere di attivare misure preventive come il divieto di avvicinamento o di contatto (fisico, telefonico o via internet), gli arresti domiciliari o nei casi più estremi la detenzione in carcere. Per farli rispettare può imporre un obbligo di firma periodico in Questura, il braccialetto elettronico, pattugliamenti casuali sotto casa della vittima o altro ancora.
L’applicazione di queste misure è a discrezione del giudice, ma ci dev’essere sempre una richiesta da parte della vittima e una valutazione del rischio basata sul fascicolo di prove da lei fornite. Per questi motivi è opportuno farsi aiutare da un centro antiviolenza o da un’avvocata specializzata in violenza di genere (è possibile richiedere il gratuito patrocinio e farsi rimborsare dallo Stato).
Anche se il giudice dispone le misure cautelari, queste possono non entrare immediatamente in vigore a causa di eventuali “limitazioni operative”: la mancanza di agenti per il monitoraggi, la difficoltà nel trovare un domicilio per l’accusato o la scarsità di braccialetti elettronici.




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