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Casa delle Donne: “Un doppio femminicidio”

La lettera inviata alla nostra redazione da Piera Stretti, del Centro Antiviolenza, sull'omicidio di Cezara e Natalina.

casa-delle-donne-brescia(red.) Ecco la lettera inviata alla nostra redazione da Piera Stretti, del Centro Antiviolenza Casa delle Donne CaD – Brescia, che ha voluto commentare i recenti fatti di cronaca nera avvenuti in settimana in provincia di Brescia.

Povera Cezara, povera Natalina: due donne diversissime per età e biografia (18 anni l’una, 70 anni l’altra) accomunate dallo stesso tragico epilogo di morte per mano di uomini che dicevano e forse credevano di amarle. La morte dell’adolescente Cezara, che ha acconsentito al richiamo dell’ultimo appuntamento, e quella dell’anziana fragile Natalina ci dicono che né la giovane età né l’età avanzata preservano una donna dal rischio di essere uccisa dal proprio compagno.
Ma se chi uccide poi si uccide come nel caso di Cezara, o tenta maldestramente di farlo come nel caso di Natalina, è il suo gesto meno grave? E il dolore di chi amava quelle donne è meno atroce? Si può parlare di poveri assassini? Si tratta forse di “disgrazia” o di “tentativo di dialogo finito in tragedia”, come ci è capitato di leggere? Noi lo chiamiamo femminicidio. Ma anche qualora non si voglia accettare questo neologismo, che ha il merito di sintetizzare in una sola parola un dato storico-culturale specifico e complesso, la sostanza dell’accaduto non cambia: in provincia di Brescia nell’anno in corso quattro donne sono già state uccise dal proprio compagno.
Nel 1989 abbiamo aperto il Centro antiviolenza Casa delle Donne e un’incessante attività di accoglienza ci ha permesso di sostenere più di 6000 donne, vittime prevalentemente di violenza domestica. In tutti questi anni alcune di loro sono state forse salvate dal nostro lavoro e da leggi recenti che prevedono anche per i soggetti pubblici l’obbligo di un impegno sinergico contro la violenza maschile su donne e minori; è evidente però che – se tante donne ancora vengono uccise e un numero infinitamente più alto subisce violenza – non si fa abbastanza né sul piano della consapevolezza, né del riconoscimento del rischio, né della prevenzione, né della formazione degli operatori e delle operatrici.
Per il rispetto dovuto alle donne uccise e per una sorta di pietà nei confronti dei loro assassini, rinunciamo ad evidenziare come il lavoro prezioso dei Centri antiviolenza si svolga prevalentemente su base volontaria e sia spesso misconosciuto (quando non avversato) anche da chi per legge dovrebbe sostenerlo. Ma un Paese che ancora tollera come destino e fatalità che le donne vengano umiliate, maltrattate, violentate, uccise non è né civile né innocente.

Piera Stretti,  Centro Antiviolenza Casa delle Donne CaD – Brescia onlus

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