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La vedova Socrate Lella Costa pronta a incantare il Sociale

(red.) Era il 2019 quando Franca Valeri invitò Lella Costa a interpretare Santippe, la protagonista del grande monologo da lei scritto nel 2003, La vedova Socrate, un vero e proprio passaggio di testimone tra due grandissime esponenti del teatro italiano.
Lo spettacolo, prodotto dal Centro Teatrale Bresciano, approda ora a Brescia dopo il successo del debutto al Teatro Greco di Siracusa nell’ambito della Stagione dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico e le emozionanti serate al Piccolo Teatro di Milano della scorsa estate, al Chiostro Nina Vinchi.
La produzione Centro Teatrale Bresciano, con la collaborazione progettuale di Mismaonda, avrebbe dovuto aprire la Stagione di Prosa del CTB lo scorso ottobre; sfortunatamente non è stato possibile a causa della chiusura dei teatri. Il CTB lo ripropone ora con rinnovato entusiasmo e con la grande gioia di poterlo condividere con il pubblico bresciano.

Liberamente ispirato a La morte di Socrate di Friedrich Dürrenmatt, su gentile concessione di Diogenes Verlag AG, lo spettacolo è diretto da Stefania Bonfadelli e debutterà al Teatro Sociale di Brescia (via Felice Cavallotti, 20) martedì 18 maggio 2021 e sarà in scena fino a domenica 23 maggio. Le scene e le musiche sono di Stefania Bonfadelli, il progetto luci di Cesare Agoni.
Lo spettacolo ha durata di 60 minuti senza intervallo. Per permettere al pubblico di far ritorno alla propria abitazione entro le ore 22 l’orario d’inizio delle recite serali è stabilito per le 19:30; è confermato invece l’orario delle 15:30 per le recite domenicali.

 

Il grande monologo di Franca Valeri è ambientato nella bottega di antiquariato di Santippe, la moglie del filosofo greco, figura tramandata dagli storici come una delle donne più insopportabili dell’antichità. “Mi incuriosiva l’idea di sfatare questa leggenda che Santippe fosse solo una specie di bisbetica – ha dichiarato Franca Valeri – io ne faccio una moglie come tante, con una vita quotidiana piena di alti e bassi, una donna forte e intelligente che del marito vede anche i tanti difetti”.
Ne nasce un testo che è un concentrato di ironia corrosiva e acuminata analisi sociale, rivendica­zione disincantata e caustico divertimento.
Nella irridente e umoristica rilettura di Franca Vale­ri, Santippe può finalmente dire la sua su tutto quello che è stato il suo matrimonio e su quello che le hanno fatto passare gli amici di Socrate, da Aristofane ad Alcibiade; una banda di buo­ni a nulla, tra i quali primeggia Platone, che è il bersaglio polemico preferito della irrefrenabile vedova.

 

Santippe non riesce a darsi pace che l’allievo prediletto del consorte abbia usurpato tutte le idee di Socrate col trascriverle, seppur fedelmente, nei suoi Dialoghi. E così lo degrada a uno sfruttatore di parole altrui, a un semplice copista colmo di ambizione, e si propone, addirittura, di chiedere i diritti d’autore.

Man mano che procede nella sua inedita versio­ne dei fatti, l’eccentrica Santippe creata da Fran­ca Valeri assume tratti di imprevedibile attualità, prendendo la parola per le donne e assumendo­ne la difesa, con piglio ironico e intelligentissimo (“ho scoperto che il mio cervello è più svelto delle mie gambe”).

Una vera maestra di pensiero e oratoria, tanto che in conclusione deciderà di scrivere lei stessa un dialogo, da sola e per sé, senza l’ausilio di Platone o altri intermediari. E questa volta protagoniste saranno le donne, che avranno finalmente il diritto di emanare un giudizio sul comportamento dei mariti, degli uomini in generale, e anche degli dei.

Santippe – con il suo ragionare meticoloso, pungente e provocatorio – è un personaggio in­dimenticabile: oggi torna a rivivere in scena grazie alla straordinaria bravura di Lella Costa, in questo omaggio pieno di affetto e gratitudine a una ineguagliabile attrice, autrice e regista che ha lasciato un segno indelebile, con la sua in­telligenza e il suo talento, nella storia del teatro italiano contemporaneo.

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