Quantcast

Mitoyen, sotto lo chapiteu uno show onirico ma troppo intimista

Più informazioni su

teatro Abbiamo visto per voi Disco Inferno, lo spettacolo allestito da Altri Percorsi, in scena al Teatro Sociale di Brescia.


(divi) "Ci sono due modi per uscire dall'inferno: uno è diventare inferno, adattarsi e non saperlo più riconoscere. L'altro è più complicato, e richiede costante cura e attenzione: è cercare, in mezzo all'inferno, chi o che cosa non è inferno, fargli spazio e farlo durare…". Si conclude così, "Disco Inferno", lo spettacolo di "Altri Percorsi" al Teatro Sociale. Lucilla Giagnoni ha tenuto appassionata la platea per più di un'ora in un monologo amalgamato di dialogo. La scena, minimale, viene abitata sonoramente dalla scelta oculata dai brani mixati dal DJ Alessio Bertallot.
Questo tappeto sonoro introduce e conduce lo spettatore nel vorticoso e avvolgente narrare dell'attrice. Parla, con sé, con noi, con Dante, con Bertallot, artista appartenente a tutt'altro ambiente, che risulta ben riuscito nella lettura ritmata delle parole di Virgilio, come quelle di Ulisse.
Luci accecanti, decibel che si alzano, il colore rosso, tanto rosso, a evocar l'inferno, e le tre fiere, i tre moti umani, che portano a tradire, a controllare e a prosciugare. Lei, la Giagnoni, cammina lo spazio, cammina l'immaginazione e ci porta ne "IL" viaggio, per eccellenza. Nella "Commedia", quella Divina. Ed è il divino, non certo quello religioso, il perno attorno al quale si snoda il filo conduttore della rappresentazione. Il nostro umano contatto con il divino, il nostro essere – lo dicono le sacre scritture indiane "I Veda"- realtà divine. "Kali Yuka", questa è l'epoca del ferro, ricordano I Veda e ricorda l'attrice, un'epoca fatta di sangue, tanto sangue, e distruzione, manco a dirlo… "E l'inferno – aggiunge – non ci aspetta chissà dove, è già quello che stiamo vivendo adesso".
Un invito a guardare, a guardarci, a guardare il nostro mondo e dove lo stiamo portando. Parla di Apocalisse, della trasformazione, di un cambiamento che noi, tutti, percepiamo, e percepiamo che non abbiamo più tempo. Lo dicono anche I Veda, come lo dice Ulisse, quando conclude la sua apparizione nell' Inferno Dantesco, che un'onda immensa colse lui e i suoi prodi (che "fatti non foste a viver come bruti…"), passate le colonne d'Ercole, e sopra di essi si chiuse il mare. La "Commedia" così lontana, nel tempo, e mai così vicina. I parallelismi si sprecano, i rimandi ai fatti della nostra attualità tornano echeggianti.
Pare, suggerisce l'attrice, che noi esseri umani, non cambiamo mai. Esempio tra tutti, "il non rispetto delle quote rosa", scherza, nel rapporto 8 a 88 tra le donne e gli uomini che parlano nel Canto dell' Inferno. Non cambiamo mai, o forse si. E, conclude, "esiste un solo modo per non assuefarsi all'inferno: cercare, curare e fare spazio a ciò che non lo è e – possibilmente – farlo durare"…sfuma la muscia di DJ Alessio, sulle parole "we only lost the vision, of this world" degli Zero7.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.