“J è propre robe dè macc!” ‘I Roncaì dè San Vigilio’ sabato a Lumezzane
"J è propre robe dè macc!" racconta di una famiglia e dei suoi componenti i quali, in maniera comica, evidenziano svariate personalità e obbiettivi personali.
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“Bello risentire quel tanto amato gergo dialettale che parlavano i nostri genitori negli ormai lontani anni ’70. Alcune espressioni, volutamente rispolverate, suonano così bislacche che sembrano ereditate da un popolo sconosciuto. Ma è la nostra lingua: un patrimonio culturale che va tramandato ed è proprio quello che i ‘Roncaì’ intendono con il loro Teatro dialettale». (Inia Belleri).
Lumezzane. Frazione Sant’Apollonio. Sabato 3 ottobre, alle ore 20,30, presso il Cinema teatro Astra, in via Largo della Vittoria 4, la Compagnia Teatrale “I Roncaì dè San Vigilio” presenta: “J è propre robe dè macc!”. Commedia in tre atti in dialetto bresciano.
► Autrice: Inia Belleri. Regia: Piera Dallera. Suggeritrice: Claudia Zanchi. Collaboratori: Aurelio Ferraboli e Mauro Boni.

► Personaggi e interpreti:
Bepi: Giuliano Polonini. Lucia: Ester Fenotti. Piero: Paolo Tonolini. Fiordaliso: Antonio Corti. Carmen: Roberta Duina. Eugenia: Piera Dallera. Bianca: Teresa Gianoncelli. Madre Superiora: Teresa Gianoncelli. Giulio: Mauro Resinelli. Genio: Tiziano Cabrini.
► “Quando Lucia, giovane novizia, torna alla casa paterna accompagnata dalla Madre Superiora, trova una famiglia in pieno fermento: il fratello Bepi sogna imprese eroiche, il padre Piero ha ritrovato la gioia di vivere accanto alla vivace Carmen e al suo romantico figlio Fiordaliso, mentre la sorella Eugenia e il marito Genio sono preoccupati per l’eredità. Tra equivoci, amori, rivalità e una spedizione storica, si intrecciano destini e risate, fino a un finale pieno di sorprese…”

► “La commedia dal titolo “J è propre robe dè macc!” racconta di una famiglia e dei suoi componenti i quali, in maniera comica, evidenziano svariate personalità e obbiettivi personali. Ma a scombussolare gli animi è proprio l’anziano capo famiglia che sembra ringalluzzito quando, dopo anni di vita morigerata e di lacrimevole quotidianità, esclama giosiosamente convinto “Viva la tersa età”, lasciando coasì intendere una riscoperta di vita godibile. Queste parole gettano sconcerto nei tre figli, i quali, in un modo o nell’altro si preoccupano dei possibili eventi. Cosa si nasconde dietro tanta felicità? Chi e cosa lo ha così cambiato? E quali saranno le conseguenze? Ognuno dei divertenti personaggi mostra la propria indole: chi si preoccupa per la perduta moralità del padre, chi per il timore di perdere l’eredità, chi invece non interferisce perchè impegnato a progettare grandi imprese che finiranno sui libri di storia. Una famiglia scombinata che ben si identifica nel titolo e che, suscitando risate, fa esclamare: “J è propre robe dè macc!”.








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