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Piazza Loggia, morto il mandante Carlo Maria Maggi

E' deceduto a 83 anni nella sua casa di Venezia dove era detenuto per la condanna definitiva all'ergastolo dopo la strage bresciana del 28 maggio 1974.

(red.) Nelle ore precedenti a giovedì 27 dicembre è morto Carlo Maria Maggi, condannato all’ergastolo in via definitiva dalla Cassazione nello scorso 2017 per essere ritenuto il mandante della strage di piazza Loggia, a Brescia, del 28 maggio 1974. E’ deceduto nella sua casa di Venezia a 83 anni e dove era detenuto ai domiciliari proprio in seguito alla sentenza. Affetto da una forma di neuropatia congenita, negli ultimi anni le sue condizioni di salute erano peggiorate. Medico di professione, era finito tra le indagini connesse alle stragi neofasciste durante gli anni Settanta caratterizzati dalla tensione. Di cui anche quella di Brescia dove persero la vita otto persone. Maggi, ritenuto a capo di Ordine Nuovo, venne condannato con Maurizio Tramonte, attualmente detenuto in carcere.

E di fronte alla notizia della scomparsa di Maggi, il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di piazza Loggia Manlio Milani ammette il rimpianto del fatto che Maggi non abbia voluto dire tutte le verità di quell’epoca. “Nell’ultimo processo non si è mai presentato in aula e ha tentato di uscirne proprio sfruttando la malattia. Come tanti altri, ha preferito portarsi nella tomba tutto quello che sapeva. Una scelta dettata forse dal non voler tradire il sistema – dice Milani.- Avrebbe potuto contribuire a raccontare la realtà su quegli anni. Avrebbe potuto chiarire il contesto in cui aveva operato e si era sviluppata la sua attività. Invece ha scelto di portare nella tomba i misteri rinunciando a parlare per coprire chi è ancora vivo. Maggi non ha voluto tradire se stesso. Ha taciuto cose che sarebbe stato opportuno conoscere proprio per la memoria storica. Non c’è altro da dire. Resta questo rimpianto inaccettabile per ciò che avrebbe potuto e non ha voluto dire. Sembra quasi che con il suo silenzio abbia voluto affermare i dubbi sulla verità emerse nel processo. Non si è mai presentato e ha cercato di far saltare la sua presenza per poterne uscire pulito. Cosa che, fortunatamente, non è successa”.

Maggi era stato coinvolto nelle indagini della bomba di piazza Fontana e della questura di Milano, ma anche di Brescia. Più volte arrestato, venne assolto in modo definitivo per piazza Fontana del 1969 e per la questura di Milano del 1973 e in cui venne ritenuto mandante. Per quanto riguarda Brescia, venne assolto in primo grado e in appello, ma poi la Cassazione gli aveva annullato riportando tutto in secondo grado con la condanna all’ergastolo insieme a Tramonte. E il 20 giugno del 2017 arrivò la sentenza definitiva della Cassazione. Ora il decesso del mandante che spedisce nella tomba altre verità della strage bresciana.

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