Strage piazza Loggia, ci sono altri indagati

L'ultimo fascicolo aperto dalla procura prima contro ignoti ha portato a un altro nome in Veneto. In giugno la sentenza di Cassazione per Maggi e Tramonte.

(red.) Si apre un nuovo capitolo nella vicenda della strage di piazza Loggia, a Brescia, del 28 maggio 1974 quando una bomba uccise otto persone e ne ferì altre decine. Nelle ore precedenti all’11 febbraio, infatti, è emerso che da un’altra inchiesta aperta nel corso delle settimane è spuntato un altro indagato. Il fascicolo è del sostituto procuratore Francesco Piantoni e inizialmente era stato aperto contro ignoti come ulteriore indagine dopo il filone principale che ha portato alle condanne in appello di Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte.

Ora, invece, c’è un altro nome e cognome coinvolto nell’indagine, anche se gli inquirenti mantengono il riserbo. L’unico dato certo è che la pista porta di nuovo in Veneto. In particolare, punta a ricostruire i possibili legami tra chi ha ordinato l’attentato e chi lo ha eseguito materialmente quel 28 maggio. In ogni caso, da fonti giudiziarie sembra che il nuovo fascicolo non punti ad altre versioni, ma a confermare quanto ormai è noto secondo la giustizia. Tanto che a giugno, pare il 20, la Corte di Cassazione sarà chiamata a decidere se confermare la condanna all’ergastolo per Maggi e Tramonte, oppure rinviare di nuovo in appello.

Secondo i magistrati, Maggi, medico veneziano e membro di Ordine Nuovo, avrebbe ordinato l’attentato, mentre Tramonte, all’epoca fonte dei servizi segreti, non avrebbe avvisato dell’attacco nonostante fosse a conoscenza. A questo si aggiunge un altro filone d’inchiesta, quello nei confronti di Marco Toffaloni che il giorno dell’attentato era ancora minorenne. Si indaga per capire se sia stato lui il giovane, ritratto in una fotografia, ad azionare la bomba all’ombra della Loggia. Al momento abita in Svizzera con un’altra identità e si è rifiutato di rispondere alla procura dei Minori. Ma sembra che l’uomo ai tempi fosse vicino a Carlo Digilio, l’altro imputato morto nel 2005. Entrambi sarebbero stati insieme al poligono di tiro di Verona.

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