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Piazza Loggia, giudice: colpa di estrema destra

Lo scrive la presidente della Corte d'Appello di Milano nelle motivazioni depositate mercoledì a un anno dalla sentenza di condanna per Maggi e Tramonte.

(red.) Erano attese da più di un anno e mercoledì 10 agosto sono state depositate alla Corte d’Assise d’appello di Milano. Si tratta delle motivazioni, in 500 pagine, che giustificano la sentenza di condanna formulata il 22 luglio del 2015 sulla strage di piazza Loggia a Brescia. Per l’attentato del 28 maggio 1974 Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte hanno ricevuto l’ergastolo al termine del terzo processo d’appello e per opera della presidente Anna Conforti. La stessa giudice ha scritto le centinaia di pagine in cui parla di diversi indizi che portano a ritenere come, secondo lei, siano stati i due a pianificare la strage bresciana in cui morirono otto persone e ne rimasero ferite altre cento.
Nelle motivazioni si legge che l’attentato di piazza Loggia è “sicuramente riconducibile alla destra eversiva, predisposto da Carlo Maria Maggi e condiviso da Maurizio Tramonte”. Ma si parla anche del coinvolgimento dei servizi segreti nazionali e internazionali e di apparati deviati dello Stato. Le pagine parlano anche di come Maggi, fondatore di Ordine Nuovo, potesse avere molta influenza sulle formazioni fasciste milanesi e di come Digilio, collaboratore di giustizia dei pm che hanno condotto la terza istruttoria, indichi proprio la pista meneghina tra chi ha piazzato la bomba.
Per quanto riguarda il presunto coinvolgimento dello Stato, la presidente Conforti sottolinea che alcuni apparati deviati avrebbero appoggiato e sostenuto l’azione per un attentato, con il benestare dei servizi segreti che in Tramonte avrebbero avuto l’appoggio. Tra l’altro, viene indicato che Carlo Maria Maggi avrebbe partecipato a una riunione tre giorni prima dell’attentato e quando la manifestazione antifascista del 28 maggio era già stata programmata. La giudice è critica sul fatto che siano due anziani a essere imputati della strage, mentre i nomi dello Stato che sarebbero responsabili allo stesso livello non sono mai arrivati alla luce.
Tra i commenti alle motivazioni, sono arrivati quelli del presidente dell’associazione dei familiari delle vittime Manlio Milani che sottolinea la dovizia di particolari e indizi. Come il fatto che quella strage fosse inquadrata in un contesto noto, mentre spera che escano anche i nomi di chi, legati agli apparati, hanno portato a quell’attentato. Dalla parte della difesa, invece, Maurizio Tramonte si dice innocente, mentre il suo avvocato ha annunciato che presenterà ricorso in Cassazione.

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