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Strage, nuove “veline” a processo

La rinnovazione del dibattimento chiesta sulla base di nuovi elementi acquisiti. Tra questi una velina postdatata dai servizi segreti di Padova per "coprire" Tramonte.

(red.) Manca poco alla ripresa del processo di secondo grado per la strage di Piazza Loggia a Brescia del 28 maggio 1974.
Il prossimo 14 febbraio sono chiamati a ripresentarsi in aula  Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte e Francesco Delfino. Il dibattimento si riapre per  l’acquisizione di prove nuove che potrebbero, portare ad un ribaltamento dell’assoluzione pronunciata il 16 novembre di due anni fa dai giudici di primo grado.
Tra le prove che hanno portato al rinnovamento del processo quella che confermerebbe per l’accusa, che  i servizi segreti di Padova abbiano coperto Maurizio Tramonte, postdatando al 6 luglio del 1974 una velina che riferisce della riunione di Abano Terme, nel corso della quale, il 25 maggio del ’74 si sarebbe pianificata la strage.
Lo stesso Tramonte avrebbe recentemente ravvisato la falsità di datazione della velina, attribuendo la responsabilità della falsificazione all’intervento del capo del Sid di Padova, il maggiore Bottallo.
La procura di Brescia ha chiesto anche il rinnovamento del dibattimento per restituire credibilità a Carlo Digilio e Martino Siciliano che riferirono di casolari in cui vennero conservate le armi e il materiale per confezionare l’ordigno utilizzato per la strage di Brescia. Gli edifici indicati sono stati individuati e la procura ha chiesto anche per questi elementi di sentire i proprietari degli immobili o i loro eredi.

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