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Brescia: meno ricchezza, vita più lunga

Secondo il "Rapporto Urbes" dell'Istat sul Benessere equo e sostenibile delle città, la Leonessa presenta alcune criticità, ma anche alcuni punti forti.

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    brescia panoramica(red.) Si è svolta giovedì 23 aprile a Roma la presentazione del “Rapporto Urbes sul benessere equo e sostenibile nelle città italiane” – edizione 2015.
    Il secondo rapporto sul Benessere equo e sostenibile nelle città offre una panoramica multidimensionale dello stato e delle tendenze del benessere nelle realtà urbane, applicando in termini omogenei i concetti e le metodologie del Bes. Esso integra una serie di avanzamenti nella capacità informativa sul benessere nelle realtà locali e nel rafforzamento della rete dei Comuni partecipanti, che aumentano da 15 a 29, comprendendo quelli capofila delle città metropolitane e altri Comuni aderenti al Progetto UrBes. Il rapporto è corredato dalle schede delle città, ciascuna delle quali costituisce il “Rapporto UrBes” del territorio esaminato, con il quale gli amministratori e i cittadini sono chiamati a confrontarsi.
    Urbes 2015 è infatti uno sviluppo ulteriore del Bes perché integra una serie di avanzamenti nella capacità informativa sul benessere nelle città e nel rafforzamento della rete dei Comuni partecipanti al progetto, che aumentano da 15 a 29. La rete delle città coinvolte comprende le 10 Città Metropolitane, cioè Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Reggio di Calabria; le 4 Città Metropolitane già previste ma non ancora costituite, Palermo, Messina, Catania e Cagliari; e altri 15 Comuni, vale a dire Brescia, Bolzano, Verona, Trieste, Parma, Reggio Emilia, Cesena, Forlì, Livorno, Prato, Perugia, Terni, Pesaro, Potenza, Catanzaro. Di seguito il focus su alcune ‘dimensioni’ esaminate.
    In base al report la Leonessa evidenzia alcuni progressi, ma anche diverse criticità: aumenta la speranza di vita, bene il settore del volontariato e del non profit, ma crescono le preoccupazioni relative alle malattie come tumori e la crisi lavorativa che toglie lavoro e coinvolge i redditi.
    In base ai 64 gli indicatori utilizzati dall’Istat per elaborare il rapporto emerge che a Brescia, come nel resto del Paese, cresce l’aspettativa di vita che porta l’età media femminile  a 85 anni e quella maschile a 80.
    Timori suscitano l’indice dei tumori e anche il basso tasso di scolarizzazione (da sempre uno dei punti deboli del territorio) rispetto ad altre realtà e, come viene sottolineato nell’analisi, «anche per effetto di un tessuto produttivo dinamico che esercita una forte attrazione sull’offerta di lavoro». I laureati in città sono in numero maggiore rispetto ai residenti in provincia e le “prime della classe” risultano essere le donne, in numero maggiore far diplomati e laureati.
    Calano gli iscritti alle scuole dell’infanzia, che in provincia passano “dal 94,3% del 2007/2008 all’89,5% del 2012/2013”. Cresce la  disoccupazione, più che raddoppiata (dal 6 al 13%) tra il 2004 e il 2013. Il reddito medio è di poco più di 16 mila euro nel 2012, un dato che risulta inferiore alla media regionale e nazionale. Una situazione che espone la città maggiormente al rischio di povertà.
    Crescono le realtà del volontariato e del non profit, così come i reati cdi natura economica rispetto  quelli contro a persona. Anche l’ambiente rappresenta un aspetto critico a Brescia, ma si tratta di “un mal comune” estendibile  anche al resto dell’Italia.Un dato che, però, certamente, non è fonte di sollievo.

     

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