Malagò boccia Pirlo: sfuma il ritorno del bresciano sulla panchina azzurra

Il presidente della Fgci avrebbe chiuso la strada all’ex campione del mondo per il ruolo di commissario tecnico della Nazionale. L’ex centrocampista, cresciuto nel Brescia, replica: «Grande amarezza, ho sempre rispettato leggi e contratti».

Brescia. Andrea Pirlo è sempre più lontano dalla panchina della Nazionale italiana. Il presidente della Figc Giovanni Malagò avrebbe infatti deciso di interrompere la trattativa con l’ex centrocampista bresciano per il ruolo di commissario tecnico, non per motivi legati all’aspetto tecnico, ma per una questione di opportunità legata alle polemiche nate intorno al caso dello sponsor russo.
Una vicenda che ha messo in difficoltà il progetto azzurro e coinvolto anche i vertici scelti per il nuovo corso, con Paolo Maldini e Leonardo chiamati a individuare la guida tecnica della Nazionale. La situazione resta delicata e in continua evoluzione, ma la candidatura di Pirlo sembra ormai definitivamente compromessa.
Per il calcio italiano sarebbe stato un ritorno dal forte valore simbolico: Pirlo, nato a Flero nel 1979, è infatti uno dei più grandi talenti espressi dal territorio bresciano. Cresciuto calcisticamente nel settore giovanile del Brescia Calcio, ha esordito in Serie A proprio con la maglia delle Rondinelle nel 1995, prima di costruire una carriera straordinaria con Milan, Juventus e Nazionale, culminata con la vittoria del Mondiale 2006.
Il nome dell’ex regista era stato individuato come possibile soluzione per il futuro della panchina azzurra, ma il caso legato alla collaborazione commerciale con una società russa di scommesse ha cambiato lo scenario. Malagò, dopo aver analizzato la situazione e ascoltato i propri collaboratori, avrebbe ritenuto non praticabile la scelta dell’ex allenatore di Juventus e Sampdoria.
Pirlo, dal ritiro in Austria, ha affidato ai social il proprio sfogo, spiegando di aver vissuto con amarezza le polemiche degli ultimi giorni e rivendicando la correttezza del proprio operato.
«Ho assistito con grande amarezza al dibattito che si è sviluppato intorno al mio nome e alla possibilità di ricoprire il ruolo di commissario tecnico della Nazionale. Per rispetto delle istituzioni, della Figc e delle persone coinvolte, sinora sono stato in silenzio», ha scritto l’ex campione del mondo.
Pirlo ha poi sottolineato di aver sempre agito nel rispetto delle normative dei Paesi nei quali ha lavorato e degli accordi sottoscritti, precisando che la collaborazione finita al centro delle critiche era «esclusivamente di natura commerciale e sportiva». Secondo il tecnico bresciano, attribuirle un significato politico significherebbe associargli convinzioni che non gli appartengono.
Nel frattempo Malagò continua a lavorare per trovare una soluzione alla crisi. Restano in piedi i contatti con Maldini e Leonardo, anche se i rapporti tra le parti sarebbero diventati tesi dopo la decisione di mettere da parte Pirlo. Al centro della discussione c’è anche l’autonomia del progetto tecnico avviato nei primi giorni del nuovo corso federale.
Tra i nomi valutati dal presidente federale resta in prima fila quello di Roberto Mancini, considerato la soluzione più immediata, seguito da Antonio Conte. Molto dipenderà però dal futuro assetto della struttura azzurra e dalle scelte dei dirigenti coinvolti.
Le prossime ore saranno decisive: Malagò incontrerà le componenti federali per fare il punto della situazione e preparare il Consiglio federale. L’obiettivo è chiudere rapidamente la partita e dare alla Nazionale un nuovo commissario tecnico dopo una fase segnata ancora una volta da tensioni e polemiche.

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