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Brescia Calcio, presentato il nuovo mister Corini

Il bresciano alla stampa ha illustrato come si muoverà e come intende portare avanti il progetto di società. Mentre Cellino scrive sul caos che regna in B.

(red.) Ieri, mercoledì 19 settembre, è stato il giorno dedicato alla presentazione del nuovo allenatore del Brescia Calcio Eugenio Corini che dallo stadio Rigamonti ha ufficialmente iniziato la sua nuova esperienza. “È un giorno molto emozionante per me perché quando si torna a casa è sempre un giorno particolare. In questo momento sicuramente prevale una grande gioia, ma anche un grande senso di responsabilità per quello che sarà il mio compito e cioè di guidare questa squadra. Devo ringraziare il presidente Massimo Cellino e il direttore Marroccu che mi hanno dato questa possibilità. In questa giornata così importante ed emozionante – dice Corini – ci tenevo a ringraziare tre persone fondamentali nel mio percorso che mi hanno permesso di diventare un calciatore e un allenatore professionista: Roberto Clerici che mi ha permesso di vivere esperienze straordinarie alla Voluntas, Guido Settembrino che al Brescia Calcio mi ha dato la possibilità di crescere a livello caratteriale, mi ha strutturato e formato dandomi la giusta energia per arrivare ed esordire in prima squadra il 3 gennaio 1988 in Atalanta-Brescia con mister Giorgi, e infine mister Cagni che ho conosciuto in ritiro con la Primavera al quale riconosco l’ottimo lavoro che ha fatto per il Brescia due anni fa mantenendo la categoria.

Per come si è sviluppata la cosa è sicuramente stata inaspettata, questo lavoro ti abitua ad essere pronto e reattivo. Ho imparato a scindere il trasporto e l’affetto dalla professionalità e dalla responsabilità che ha un allenatore. La chiamata del Brescia mi ha emozionato. La squadra è stata costruita con un’identità ben precisa. Questa squadra ha la possibilità di fare un campionato di livello perché ha una rosa di livello ed è strutturata per poter fare un ottimo lavoro. Ho cercato di trasmettere subito dal punto di vista mentale e psicologico dei punti cardine che per me sono fondamentali. È sbagliato riconoscere la squadra in un giocatore, ma è il giocatore che si deve riconoscere nella squadra. A me piacciono giocatori umili che si sacrificano. Il presidente sta facendo un grande lavoro per dare, a prescindere dalla categoria dove vuole portare il Brescia, delle strutture al club per poter crescere e appoggiarsi quando si raggiungeranno importanti traguardi. Siamo pronti al salto di categoria e io sono qua per fare il meglio possibile per questa squadra che per me vuol dire competere per un campionato importante.

Abbiamo tanti giocatori giovani di qualità e altri di esperienza che mi devono aiutare a prendere in mano la situazione. Nella difficoltà si vede il vero uomo o il vero giocatore perché è lì che ci si forma per diventare più forte e cambiare inerzia. Ci vogliono qualità, anima, cuore e organizzazione per potere vedere margini di miglioramento. Questo per quello che è il progetto del presidente Cellino è per me una possibilità per potere dare continuità al lavoro. Ho portato la brescianità ovunque sono andato. C’è Bagnolo in fermento perché sono giorni felici ed emozionanti ed è ciò che serve per far tornare grande il Brescia”.

Nel frattempo, il patron Cellino ha voluto dare la versione della società nel caos che sta vivendo la serie B tra presunte sospensioni e una stagione che può restare a 19, diventare a 20 o 22 squadra. “Il presidente Massimo Cellino e tutta la società Brescia Calcio, nel rivolgere nuovamente un sincero apprezzamento al commissario straordinario della Figc e nel confermargli ancora oggi un pieno appoggio constatano, con grande delusione, come le decisioni dallo stesso con lungimiranza adottate, e benché finalizzate a un effettivo e concreto cambiamento e risanamento del ‘Sistema Calcio’, continuino a trovare ostacoli in iniziative caratterizzate da obiettivi personalistici e non già di sistema, e che minano la credibilità e la sopravvivenza del Sistema stesso.

Evidentemente a taluno non sono bastati – si legge in una nota – per comprendere la necessità di un profondo, radicale e improcrastinabile cambiamento, i pessimi risultati conseguiti sul piano sportivo e i numerosi fallimenti che hanno, anche recentemente, coinvolto numerose società. Così come a qualcuno è forse sfuggito che talune sue pubbliche esternazioni, oltre che del tutto inopportune e intempestive, non siano risultate confacenti al ruolo e alla carica rivestita. Certo non sfuggirà invece, agli organi giudicanti, l’opportunità e necessarietà della riforma. E di ciò non potranno non tenere conto, pena la sopravvivenza del Sistema”.

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