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Ginnastica, Vanessa pronta a lasciare?

L'atleta bresciana, classificatasi quarta a parità di punteggio nella finale del corpo libero a Londra, non nasconde amarezza e delusione per la beffa subita.

(red.) Una beffa colossale e inedita per la ginnastica azzurra. Fuori dal podio del corpo libero con lo stesso punteggio complessivo, ma per tre decimi in meno di un parametro di valutazione, quello relativo all’esecuzione dell’esercizio, che alle Olimpiadi è quello che fa la differenza e, in questo caso, decide le medaglie.
Vanessa Ferrari finisce in lacrime, un pianto misto di delusione, sconforto e rabbia. Ci aveva messo l’anima per riprendersi dal flop di Pechino. Voleva una medaglia a Londra a tutti i costi, perderla per un niente è una mazzata terribile.
Un’amarezza smisurata, che a caldo farebbe venire voglia di mollare tutto. ”Potrebbe fare questa scelta, ma spero non lo faccia”, ammette il presidente della Federginnastica Riccardo Agabio.
A un’Olimpiade questi colpi ”si sentono di più”, spiega ancora Agabio, “e si assorbono con meno facilità”.
Inconsolabile Vanessa. A Londra erano arrivati il papà, il fratellino e il fidanzato Andrea. Volevano vederla finalmente sul podio olimpico, perchè se lo meritava. Una piccola farfalla in mezzo a tante ‘valchirie’, la più bassa della finale che contava un vero ”parterre de roi”: tutte campionesse olimpiche o iridate. Anche lei campionessa del mondo lo è stata nel 2006, ma al confronto sembrava una formichina. Come musica aveva scelto la colonna sonora del film ‘L’ultimo dei Mohicani’ e un esercizio ad alto coefficiente di difficoltà. Peccato che l’esecuzione contasse di più. ”Ho perso la medaglia per questo”, ammette lei. ”A Pechino ero infortunata. Ti sbatti per poter arrivare a medaglia e per soli tre decimi in meno ti fregano il posto”.
A rovinarle la festa la russa Aliya Mustafina, che ha fatto un esercizio tutt’altro che impeccabile. Malgrado questo ha preso lo stesso punteggio dell’azzurra (14.900), ma a fare la differenza il punteggio non di difficolta’, bensi’ di esecuzione: 8,70 per la Ferrari e 9,00 per la russa.
”L’esercizio di Vanessa doveva essere superiore come punteggio”, recrimina il ct Enrico Casella. “Solo due hanno fatto meglio di lei, però la medaglia non è arrivata e purtroppo qui è l’unica cosa che conta”. ”E’ una regola incomprensibile”, commenta Agabio. “Ai Mondiali non è così. I giudizi delle giurie sono troppo soggettivi, la gente non capisce. Forse servirebbe la moviola”.
Quando c’è di mezzo una giuria le polemiche sono dietro l’angolo. Agabio parla di regole ”incomprensibili” non a torto. Difficili da decifrare anche per il pubblico, che infatti in molti casi è in disaccordo. Martedì l’oro del brasiliano Zanetti, pur regalando il bronzo a Morandi, è sembrato un ‘regalo’. ”Non meritava di vincere”, dice Casella, “e lo pensano tutti”. E oggi nella preambolo della finale del corpo libero c’è stato un’altra decisione discutibile delle giurie: la romena Catalina Ponor, che si era piazzata terza nelle eliminatorie, è stata retrocessa dopo il reclamo degli Stati Uniti a favore della loro ginnasta, Alexandra Raisman, che era quarta.
”Preferivo che la Ponor restasse terza…”, ironizza il tecnico azzurro, facendo intuire che i giudici potrebbero averla ”risarcita” in finale: il suo 15.200 è parso abbastanza generoso, tant’è che è stato fischiato.
”Sono diverse gare che faccio che prendo la medaglia di legno”,si lamenta la Ferrari. “Qui mi sono detta ‘questa volta ce la faccio’. Non mi è sembrato di aver fatto un esercizio peggiore della russa. Io mi sarei data il punteggio della Ponor”. ”Resta il fatto che Vanessa resta tra le migliori al mondo” la consola il suo tecnico. Ma forse questa convinzione non basterà a farle cambiare idea.

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