Cento giorni di presidio per la Palestina: a Brescia la solidarietà non si ferma
Dopo cento giorni, la piazza resta così il punto di riferimento di una mobilitazione che punta a mantenere aperto il dibattito sulla guerra e sulla condizione della popolazione palestinese.
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Brescia. Cento giorni in piazza, tra vento, pioggia e giornate di caldo, per mantenere alta l’attenzione sulla situazione del popolo palestinese. Sabato associazioni, attivisti e cittadini si sono ritrovati in Largo Formentone per celebrare i cento giorni del Presidio permanente per la Palestina di Brescia, nato all’indomani della manifestazione organizzata per chiedere la liberazione dei volontari della Sumud Flotilla, fermati dall’esercito israeliano in acque internazionali.
► Da allora, la presenza in piazza è proseguita senza interruzioni, sostenuta da persone di età, storie e origini diverse. Accanto alle associazioni da anni impegnate sui temi dei diritti palestinesi, una componente significativa è rappresentata dalle comunità migranti. Un presidio che, nelle intenzioni dei promotori, vuole essere non soltanto uno spazio di protesta, ma anche un luogo aperto al confronto e alla partecipazione.
► Tra accenti arabi, ucraini e inflessioni bresciane, prende la parola Sara Girelli, una delle promotrici dell’iniziativa. «Siamo in piazza per rompere il silenzio sulle ingiustizie e sulle violenze che il popolo palestinese subisce ogni giorno, ma anche per condividere un luogo in cui possano ritrovarsi quanti intuiscono quella sofferenza e sentono il bisogno di parlarne. Una sofferenza enorme, inimmaginabile», spiega.
► Tra gli striscioni e i partecipanti c’è anche Gabriele Pellegrini, esponente dell’ambientalismo bresciano, che sottolinea il rapporto tra le battaglie per la pace e quelle per la tutela dell’ambiente. «Ecologia e pace sono inscindibili. Da ecopacifista, ritengo che tutto ciò che ferisce la pace finisca per ferire anche l’ambiente», afferma.
► Il presidio, chiarisce Girelli, non ha una data di conclusione. «Continuerà finché i nostri governi non assumeranno decisioni chiare e concrete: bloccare il commercio di armi con Israele, comprese le forniture acquistate dall’Italia, e sospendere gli accordi commerciali e di ricerca». La richiesta degli organizzatori è quella di adottare misure che, per impostazione e incisività, siano analoghe a quelle assunte nei confronti della Russia.
► Nel corso dell’iniziativa il confronto torna inevitabilmente alla situazione nella Striscia di Gaza e alle notizie che continuano ad arrivare dal territorio. Gli organizzatori definiscono la situazione «un genocidio che continua» e denunciano i bombardamenti che, secondo quanto affermano, hanno colpito civili, ospedali e infrastrutture. La loro denuncia riguarda anche la Cisgiordania, il Libano e la Siria, contesti che il presidio considera parte di una più ampia dinamica di occupazione e conquista territoriale.
Al centro delle critiche c’è inoltre la posizione del governo italiano e, più in generale, dei governi europei. Gli organizzatori parlano di un «silenzio complice» e contestano quelle che considerano reazioni limitate a dichiarazioni di condanna, senza conseguenti iniziative politiche ed economiche.
► È proprio da questa convinzione che nasce la scelta di continuare a presidiare quotidianamente Largo Formentone. Dopo cento giorni, la piazza resta così il punto di riferimento di una mobilitazione che punta a mantenere aperto il dibattito sulla guerra e sulla condizione della popolazione palestinese, chiedendo alle istituzioni italiane ed europee di trasformare le dichiarazioni in decisioni concrete.








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