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Immigrazione, “Ovest solidale” tra mediazione e inclusione

I Comuni dell’Ambito Territoriale 2 Brescia Ovest fanno rete per promuovere l'integrazione dei cittadini stranieri sul territorio provinciale.

(red.) Dare organicità e struttura a un servizio di mediazione culturale e linguistica.
È questo l’obiettivo dell’azione messa in campo dall’Azienda Speciale Consortile ‘Ovest Solidale’ Ambito Territoriale 2 Brescia Ovest, che riunisce i Comuni di Ospitaletto, Travagliato, Gussago, Roncadelle, Castel Mella, Castegnato, Torbole Casaglia, Rodengo Saiano, Cellatica, Berlingo e Ome.
La progettualità si inserisce nell’ambito del Piano di Intervento Regionale Lab’IMPACT (Integrazione dei Migranti con Politiche e Azioni Coprogettate sul Territorio) del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020 (FAMI) di Regione Lombardia, che ha l’obiettivo di sostenere la comunità territoriale nell’ottica di un welfare diffuso volto al benessere di tutti coloro che vivono e abitano in Lombardia. In questo contesto, l’attività di Anci Lombardia prevede una azione di sistema a supporto dello sviluppo delle progettualità locali e delle reti territoriali.

L’azione dell’Azienda Speciale Consortile ‘Ovest Solidale’ Ambito Territoriale 2 Brescia Ovest si sviluppa nel contesto della provincia di Brescia, dove i numeri relativi alla presenza di cittadini stranieri è in aumento, come spiega Chiara Orlandi, coordinatrice del progetto per l’Azienda Speciale Consortile ‘Ovest Solidale’ Ambito Territoriale 2 Brescia Ovest.
“I dati sull’immigrazione nella Provincia di Brescia confermano la tendenza nazionale ad un rallentamento del flusso migratorio, dovuto alla crisi economica e alla difficoltà di trovare lavoro. Ciò nonostante il territorio bresciano si colloca al secondo posto in Lombardia per numero di cittadini stranieri regolarmente residenti. Se si considera che la popolazione totale è di poco superiore ai 100.000 abitanti, la popolazione straniera è circa il 10% di quella complessiva. A questa si aggiungono gli stranieri che arrivano sul territorio attraverso i progetti SAI ex Sprar e CAS. La popolazione straniera – spiega ancora la dottoressa Orlandi – presenta un’elevata dinamicità. Inoltre, se inizialmente la popolazione straniera era prevalentemente maschile, si è ormai giunti ad una situazione quasi paritaria e alla presenza di molte famiglie con minori. Gli stranieri pertanto, non possono più essere trattati solo come un’area a se stante, ma permeano tutte le realtà del tessuto sociale e usufruiscono ormai dei servizi per i minori, le famiglie, i disabili e gli anziani. Tale situazione implica la necessità di potenziare i servizi informativi, di promozione dell’integrazione e di facilitazione delle dinamiche di inclusione sociale di questi soggetti”.

“Il progetto – aggiunge – ha permesso di fare un focus sugli aspetti legati specificatamente all’inclusione e alle difficoltà incontrate nel processo migratorio. Il Piano Regionale Lab’Impact ha anche favorito una presa in carico integrata e specifica dei migranti e ha aiutato a portare una maggiore attenzione sul tema”. Un ruolo di maggiore rilievo è stato assunto dal mediatore diventando un punto di riferimento per servizi e cittadini e spostando il focus dalla problematica della lingua all’integrazione della cultura.
Con il progetto FAMI, inoltre, i Comuni coinvolti hanno la possibilità di realizzare progetti con le scuole aperti a tutta la popolazione. “Un welfare di comunità – conclude Chiara Orlandi – non è ancora partito in maniera strutturale ma i Comuni sono sempre coinvolti dall’Azienda nella gestione dei casi e sono attori attivi degli interventi posti in essere”.

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