Mercoledì sciopero dei buoni pasto per la protesta degli esercenti

Sottoscritto un manifesto nel quale si chiede la riforma del sistema per la salvaguardia del valore nominale dei titoli e tempi certi dei rimborsi.

Brescia. Se non ci sarà una riforma radicale del sistema di erogazione dei buoni pasto, le imprese della distribuzione commerciale e della ristorazione potrebbero smettere di accettare i ticket. Un danno enorme per tutti i lavoratori pubblici e privati, che utilizzano quotidianamente questo strumento per assicurarsi il pasto.
A lanciare l’ultimo grido di allarme prima di avviare azioni più drastiche sono le principali associazioni dei settori interessati – Ancd Conad, Ancc Coop, FiepeT Confesercenti, Federdistribuzione, Fida e Fipe Confcommercio –, desiderose di accendere un riflettore sulla degenerazione del sistema dei buoni pasto, alla vigilia della pubblicazione della gara BP10, indetta dalla centrale unica di acquisto Consip.
Nel Bresciano sono circa 3.000 le imprese potenzialmente interessate dalla questione, tra esercizi di vicinato, medie strutture di vendita e grandi strutture di vendita, più 8000 pubblici esercizi, tra bar e ristoranti, che effettuano servizio per il cosiddetto pranzo di lavoro. “Alle imprese viene imposta una ‘tassa occulta’, vicina al 30% del valore dei buoni stessi”. afferma Emilio Zanola presidente di Fiepet Confesercenti.

Per protestare contro questa stortura e chiederne la correzione, mercoledì 15 giugno le imprese aderenti all’iniziativa non accetteranno buoni pasti per tutta la giornata. Due le priorità, come informa una nota: la riduzione immediata dei ribassi sul prezzo richiesti in fase di gara alle società emettitrici dei buoni pasto e la riforma complessiva del sistema, seguendo l’impianto in vigore in altre Paesi, per assicurare il rispetto del valore nominale del ticket ed eliminare le gravose commissioni pagate dagli esercizi presso i quali i buoni pasto vengono utilizzati.
Una battaglia a livello nazionale volta a garantire la sostenibilità di un servizio essenziale per oltre 3milioni di lavoratori, che si rende necessaria nel momento in cui lo Stato pretende di finanziare la propria spending review, scaricando i costi sull’ultimo anello della catena. Ad oggi si rischia che il costo sostenuto dal mondo della ristorazione sia addirittura superiore in termini di valore all’ultima tornata di ristori destinati al settore, circa 40 milioni di euro. Una distorsione cui le imprese chiedono di porre rimedio immediatamente, cominciando dalla prossima gara Consip.
Le sigle riunite hanno sottoscritto un manifesto nel quale si chiede la riforma del sistema dei buoni pasto. “Due i punti fondamentali”, evidenzia Barbara Quaresmini, presidente di Confesercenti della Lombardia Orientale: “La salvaguardia del valore nominale dei titoli – un buono da 8 euro deve valere 8 euro anche per l’esercente – e la definizione di tempi certi di rimborso da parte delle società emettitrici”.

Ma come funziona il meccanismo? La stazione appaltante per il servizio di buoni pasto all’interno della pubblica amministrazione, Consip, effettua le gare solo nominalmente con il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa mentre, di fatto, si traduce nell’aggiudicazione a chi offre il prezzo più basso. Nel corso delle ultime due gare, 2018 e 2020, gli esercenti si sono trovati a pagare commissioni medie del 19,8% (BP8) e del 17,80% (BP9). Questo meccanismo finisce per scaricare il risparmio della pubblica amministrazione sui pubblici esercizi e sulla distribuzione commerciale. Per ciascun buono da 8 euro il bar, il negozio alimentare o il supermercato ne incassa poco più di 6. Una volta scalati anche gli oneri di gestione (conteggio, spedizione, pos, ecc.) e quelli finanziari si registra un deprezzamento del 30%: ogni 10mila euro di buoni incassati, gli esercizi convenzionati perdono circa 3mila euro.

Prima dello scoppio della pandemia, circa 10 milioni di lavoratori pranzavano quotidianamente fuori casa. Di questi, circa 3 milioni beneficiavano di buoni pasto e il 64,7% li utilizzava come prima forma di pagamento ogni volta che usciva dal proprio luogo di lavoro. Complessivamente si stima che nel 2019 siano stati emessi in Italia 500 milioni di buoni pasto, di cui 175 milioni acquistati dalle pubbliche amministrazioni, che li hanno messi a disposizione di 1 milione di lavoratori. In totale, ogni giorno i dipendenti pubblici e privati spendono nei bar, nei ristoranti, nei supermercati i e in tutti gli esercizi convenzionati 13 milioni di buoni pasto.

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