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“Più salute e meno armi”, le donne di sinistra bresciane con quelle di Bergamo

(red.) Il 22 febbraio 2020 un gruppo di donne, rappresentanti di partiti e di liste civiche di sinistra bresciani, si unirono alla Cascina Maggia di Brescia nel convegno ‘Lo sguardo delle donne nella politica’, si legge in una nota firmata ‘Convegno donne 22 febbraio’ che raccoglie rappresentanti di partiti (Leu-Sinistra Italiana, Donne Democratiche del Pd Brescia) e di liste civiche di sinistra bresciana.
“L’incubo Covid non era ancora scoppiato e si immaginava che il virus si sarebbe limitato a pochi casi. Non si sapeva che sarebbe esploso anche in Italia, chiudendo le scuole e fermando buona parte del Paese. Le considerazioni di allora sulla condizione delle donne in Italia, ancora lontane dalla parità e oggetto di violenza, soprattutto domestica, oggi appaiono ancora più drammatiche, data anche la condizione di isolamento imposta da questa lunghissima pandemia.Oggi quelle donne si riconoscono nella lettera aperta al presidente del Consiglio Draghi, lettera diffusa da associazioni di donne bergamasche, e la sottoscrivono”.

Riportiamo la lettera aperta di gruppi di donne di Bergamo (e non solo) cui aderiscono le donne e gli uomini di Medicina Democratica indirizzata al presidente del Consiglio Mario Draghi in occasione della sua visita alla città di Bergamo di giovedì̀18 marzo 2021.
“Egregio presidente del Consiglio, qualche semplice parola per chiederle coerenza per il bene di tutte e tutti noi. Più salute e meno armi. Notiamo che il suo piano di ripartenza nazionale prevede un notevole aumento per le spese di armi e sottolineiamo che, ancora oggi, nessuno dei nostri governi ha firmato il trattato contro la proliferazione degli armamenti nucleari, come invece hanno fatto già molte altre nazioni. Domani sarà in visita a Bergamo, città dalla quale i camion militari hanno trasportato centinaia di bare delle vittime del virus Covid19. Ebbene, presidente: cambi il servizio dei militari in servizio civile. Le strade, i ponti, le colline, i fiumi, le coste, le città e i loro abitanti gliene saranno immensamente grati”.

“Non si costruiscano più armi e non si vendano più: distruggendo paesi interi le persone saranno sempre costrette a fuggire. E sappiamo quali trattamenti riserva ai profughi la polizia di un’Europa  egoista e ipocrita. Brescia e Bergamo hanno avuto un triste primato di morte e dolore durante la pandemia che ancora ci affligge. Ciononostante, le fabbriche di armamenti sono rimaste aperte perché classificate essenziali, mentre nel resto del paese venivano chiusi i servizi per l’infanzia, scuole di ogni ordine e grado comprese le Università. Ci domandiamo, in maniera tutt’altro che retorica, quale sia la logica sottesa a queste decisioni. Spendiamo un’enormità di denaro pubblico per confinare in lager disumani chi fugge da conflitti causati dei nostri stessi armamenti.
Presidente, ascolti anche le nostre voci. Apriamo le frontiere e investiamo seriamente in ambiente, prevenzione e salute”.
Donne in nero di Bergamo e di altre città italiane, Donne Per Bergamo, Nonunadimeno Bergamo, Collettivo Donne Bergamo Udi Velia Sacchi, Centro documentazione Rigoberta Menchù di Sondrio.

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