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Pensionati Cisl, il Premio Panzera è arrivato ai 30 anni

Per il 2020 è stato assegnato a Emilio del Bono, Roberto Farfaglia, Valentina Blesio, Gianbattista Guerrini e Filippo Bonetti.

(red.) Un’edizione per tanti aspetti “speciale” quella del Premio Panzera 2020 che la Fnp Cisl provinciale ha celebrato la mattina di sabato 11 dicembre: speciale perché arriva a conclusione di un anno dolorosamente segnato dalla pandemia; perché non si è potuto vivere in presenza ma attraverso collegamenti internet; e speciale perché l’iniziativa, nata dall’intuizione dell’allora segretario dei Pensionati Cisl Alcide Cattabriga, compie trent’anni.
“Testimoni di umanità, cura e solidarietà” il titolo scelto per questo “momento pubblico – ha detto Giuseppe Orizio, segretario generale dei Pensionati Cisl Brescia – in cui manifestiamo la nostra gratitudine nei confronti di persone, gruppi e associazioni che hanno dedicato tempo, passione e generoso impegno sociale a favore delle nostre comunità”. Un titolo innestato nella complessa e per tanti aspetti drammatica attualità di questo anno, “per fare doverosa memoria di chi ha perso la vita a causa della pandemia e occasione per riflettere sulla capacità di reagire al disorientamento e di mobilitare energie e intelligenze”.

Cinque i testimoni premiati (ad ognuno dei quali è stata consegnata un’opera fortemente simbolica realizzata dal pittore Mario Raineri) che in videoconferenza hanno portato la loro esperienza.
Per primo ad intervenire è stato il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono, che ha rimarcato la formidabile risposta di solidarietà che è venuta dai Bresciani nei momenti più duri della pandemia. “Ancora una volta Brescia si è dimostrata, e non retoricamente, una leonessa capace di reagire di fronte ad una sfida senza precedenti. Si è creata una grande rete di comunità. Ci siamo scoperti solidi, capaci di dimostrare la nostra identità e la nostra forza. C’è ancora tanto da fare, da ricostruire. Ma abbiamo capito come dobbiamo muoverci, cosa dobbiamo fare per rimanere forti, e lo stiamo facendo”.

Roberto Farfaglia, primario dell’unità di chirurgia dell’Ospedale di Manerbio, ha voluto ricordare lo sforzo corale messo in campo per fronteggiare il contagio e la malattia. “Oggi siamo certamente meno impreparati rispetto alla prima ondata – ha detto il chirurgo – e affrontiamo la situazione con più consapevolezza. In questa condizione relativamente più gestibile il mio pensiero va anche a quei pazienti che si sono visti rimandare interventi chirurgici non essenziali ma programmati da tempo: non li abbiamo dimenticati, comprendiamo benissimo il loro disagio e faremo di tutto per recuperare ciò che si è dovuto posticipare. Lavoriamo nell’ottica del titolo da cui prendono spunto le riflessioni di oggi, perché non si può pensare alla cura senza pensare all’umanità che alimenta la relazione tra medici, infermieri, personale tutto e pazienti”.

Un aspetto sottolineato anche da Valentina Blesio, infermiera dell’Ospedale Civile, che ha raccontato lo sforzo compiuto nei reparti Covid nei mesi più duri della pandemia per dare la possibilità ai malati e ai loro familiari di parlarsi e vedersi attraverso telefoni e tablet, ed ha sottolineato l’importanza dell’innovazione tecnica e strutturale (“pensate solo alle pareti di vetro che ci permettono di avere un contatto visivo costante con i malati”) realizzata con gli interventi per il nuovo reparto Covid del Civile.

Una testimonianza appassionata è stata quella di Gianbattista Guerrini, direttore sanitario della Fondazione Brescia Solidale, dedicata agli anziani ricoverati nelle RSA che da luoghi aperti al territorio, all’interazione relazionale, sono dovuti diventare spazi chiusi a tutela della fragilità degli ospiti. “Aspettiamo con grande ansia la possibilità di riprendere ad offrire ai nostri ospiti non solo la massima sicurezza per la salute – ha detto Guerrini – ma anche di ricominciare a gustare a pieno la vita di relazione”.

Proprio sull’importanza della vicinanza e del contatto, soprattutto per le persone anziane, si è soffermata la testimonianza di Filippo Bonetti, volontario della protezione Civile di Artogne, impegnato con l’Anteas e agente sociale Fnp Cisl in Valle Camonica: “Dopo tante settimane passate a soccorrere le persone durante il lockdown , a portare beni di prima necessità a chi non poteva muoversi da casa, a dare supporto agli interventi sanitari, quello che ho imparato è che per rendere felici le persone, soprattutto gli anziani, per alleviare la loro solitudine, serve solo un po’ di attenzione, di ascolto, di affetto e di compagnia”.
“E’ a queste testimonianze di solidarietà praticata e di umanità vissuta – ha affermato Giuseppe Orizio chiudendo la manifestazione – nella cura del dolore, della sofferenza e della solitudine da valorizzare, che abbiamo voluto dedicare la 30ma edizione del Premio Panzera, perché rappresentano energie positive di impegno etico e civico capaci di alimentare speranza per un nuovo livello di convivenza civile e di coesione sociale”.

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