Il Movimento 5 Stelle contro il forno crematorio di Quinzano

(red.) Con un comunicato, il consigliere regionale di M5s Ferdinando Alberti interviene nel dibattito sull’ipotesi di costruire un forno crematorio a Quinzno d’Oglio.
“Sono anni che si parla di un nuovo progetto per un forno crematorio nella Bassa bresciana”, si legge nella nota,.”Da qualche mese si sta insistendo con sempre più convinzione per poterne costruire uno a Quinzano d’Oglio. A volerlo non sono solo diversi Comuni della Bassa ma anche Regione Lombardia. La Giunta regionale ha infatti approvato una delibera, la dgr 3322 dello scorso 30 giugno, per aumentare il numero degli impianti di cremazione presenti in Lombardia. Nell’atto viene indicato che i 12 impianti esistenti, di cui 11 attivi, non sono più sufficienti a soddisfare il bisogno di cremazioni a causa dell’aumento dei decessi dovuti anche al Covid. E con il trend della cremazione sempre più in aumento, Regione Lombardia ha recepito la richiesta di realizzare un nuovo impianto nel Comune di Quinzano, richiesta che risale a oltre 5 anni fa. Nella medesima delibera però è prevista una clausola di decadenza del progetto se entro 3 mesi dalla pubblicazione della suddetta delibera non è stato avviato l’iter di autorizzazione. In altre parole se il progetto giace sepolto in cantina è da intendersi non più meritevole d’attenzione.”

“Non esiste ancora un progetto definitivo”, scrive Alberti, “ma, da tempo, i comitati di cittadini sono giustamente sul piede di guerra. Le criticità sollevate sono numerose: si va dall’inutilità di avere un nuovo impianto quando a meno di 30 chilometri esiste già quello di Cremona, passando per l’impossibilità del poterne costruire uno ex-novo a margine del cimitero comunale, fattore questo che annullerebbe la fascia di rispetto stabilita per legge in 200 metri, proseguendo per quella che è l’incompatibilità del progetto, non ancora esistente, con la zona che è ad alta produttività agricola, arrivando all’impatto ambientale devastante che causano impianti di questo tipo. Tutte queste osservazioni sono state esposte nel ricorso al TAR depositato lo scorso 2 ottobre dai comitati che cercano di fermare l’inutile e dannosa opera.”

“Il nuovo sindaco di Quinzano, Lorenzo Olivari, in campagna elettorale si era dichiarato fortemente contrario all’opera”, continua il comunicato. “Appena diventato sindaco, sta però venendo meno alle sue promesse. Per bloccare il forno infatti basterebbe la rinuncia al ricorso promosso dal suo predecessore, il Commissario Prefettizio, contro la delibera regionale in riferimento alla decadenza trascorsi i 3 mesi. Cosa che invece non ha ancora fatto. Tant’è che il 13 ottobre il Tar si è pronunciato sulla sospensiva della delibera, accogliendola e rimandando ad aprile 2021 la pronuncia definitiva, mantenendo così in vita un progetto che sarebbe altrimenti già morto e sepolto”.

“Tra pochi giorni, il 28 ottobre”, prosegue l’esponente M5s, “lo stesso Tar dovrebbe pronunciarsi sulla sospensiva di un’altra delibera, quella del Comune di Quinzano che approva lo schema di accordo per realizzare il forno ovvero l’atto comunale che rispolvera la malsana idea di realizzare quel forno. Il Tribunale, in coerenza con quanto già deliberato, dovrebbe accogliere la sospensiva in modo tale da congelare la situazione e rinviare tutto ad aprile del prossimo anno esprimendosi in modo omogeneo su entrambe le questioni collegate alle due delibere che sono strettamente connesse”.

“Il territorio non vuole quest’opera”, si legge ancora nella nota, “ed esistono tutti i presupposti per mandarla definitivamente in pensione. Eppure il sentore tra i cittadini è che nonostante gli annunci politici, il rischio sia molto più concreto e reale di quanto lo fosse solo un anno fa. Chi trama dietro le scelte degli amministratori locali? A chi interessa realizzare quest’opera odiata da tutti e in palese contrasto con le norme regionali? I soliti pochi “prenditori” hanno fiutato il business e sanno che per ottenere il nulla osta devono oliale e foraggiare la politica locale che a quanto pare non ha ancora gli anticorpi per respingere queste avance”.

“Ancora una volta”, conclude Alberti, “mi trovo a dover difendere una delibera di Giunta Regionale e, viste le distanze siderali che politicamente ci separano, questa cosa è paradossale, lo so. Ma di mezzo c’è il bene della collettività contro gli interessi di pochi e per questo ho chiesto a Regione Lombardia di ricorrere contro la sentenza del Tar che sospende la sua delibera. Se ancora un minimo di coerenza esiste, la Regione dovrebbe difendere se stessa e i suoi provvedimenti, ripeto, per il bene della collettività.”

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