Coronavirus, altre denunce bresciane. “Noi denunceremo” scrive alla Ue

Ieri il comitato ha scritto ai vertici per chiedere di "supervisionare le indagini" e di "crimini contro l'umanità".

(red.) Per il comitato “Noi denunceremo” al quale hanno aderito diversi familiari delle vittime da coronavirus in provincia di Bergamo, così come in quella bresciana, ci sarebbero addirittura gli estremi per valutare “crimini contro l’umanità” nel modo in cui l’emergenza sanitaria da pandemia è stata gestita in Lombardia. Nella giornata di ieri, lunedì 13 luglio, al tribunale di Bergamo nelle mani del procuratore reggente Cristina Rota sono stati depositati un altro centinaio di esposti da parte dei familiari delle vittime e tra questi testi ci sono anche alcune denunce presentate da bresciani. La cui competenza ovviamente è del tribunale di Brescia.

E sempre ieri lo stesso comitato ha inviato una lettera alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e a quello della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo Ròbert Ragnar Spanò per chiedere di “supervisionare le indagini in corso”. E nella missiva si fa ancora riferimento alle mancate zone rosse e tanto da citare non solo le già tanto drammaticamente conosciute realtà di Alzano Lombardo e Nembro, nella bergamasca, ma anche quella bresciana di Orzinuovi.

E nel testo i denuncianti sottolineano come ai primi giorni di marzo l’Istituto Nazionale di Sanità avesse consigliato al Governo di chiudere proprio le tre realtà, ma senza esito. E il comitato rappresentato dal portavoce Consuelo Locati critica da tempo anche la disposizione regionale dell’8 marzo con cui i pazienti meno gravi, ma ancora positivi al Covid-19, erano stati trasferiti nelle case di riposo per liberare posti letto negli ospedali. Ma con la conseguenza di provocare migliaia di vittime nelle residenze sanitarie.

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