Coronavirus, studio: più vittime tra lombardi e bresciani perché anziani

Chi ha più di 70 anni (più a rischio) in città è uno su quattro, in provincia uno su cinque e il 17% in regione.

(red.) Se Bergamo, Lodi, Cremona e anche la nostra provincia di Brescia occupano i primi posti nella drammatica classifica della differenza di vittime di marzo e aprile rispetto ai precedenti cinque anni a livello europeo, come emerso da un’indagine di European Data Journalism, c’è un motivo e risale all’età media della popolazione. C’è da dire, come segnala il Giornale di Brescia riportando gli elementi di uno studio dell’Università Vita-Salute San Raffaele, che l’età media dei residenti in Lombardia e nel bresciano è tra le più alte non solo a livello europeo, ma persino mondiale.

In questo senso, per esempio, si nota come, aldilà dell’età, l’incidenza delle vittime a causa del Covid-19 nel bresciano ha visto 174 decessi su 100 mila abitanti e in linea, se non inferiore, rispetto ad altre città, regioni o metropoli. Basti pensare che New York guida questa classifica con 296 morti ogni 100 mila abitanti. Ma se nel bresciano, così come nella vicina provincia di Bergamo e in tutta la Lombardia l’incidenza delle vittime rispetto ai residenti è stata più alta è perché siamo tra le popolazioni più anziane.

Tanto che chi ha più di 70 anni, quindi la fascia messa più a rischio dall’emergenza, rappresenta il 17% dei lombardi e addirittura il 25% a Brescia città e poco più del 21% in provincia. Questo vuol dire che tra le mura venete uno su quattro e a livello territoriale uno su cinque è stato messo a più serio rischio. Ed ecco spiegato il motivo di così tanti decessi nella nostra provincia. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Acta Biomedica dopo aver analizzato i numeri ufficiali sull’epidemia e nell’ambito del progetto europeo H2020.

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