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Coronavirus, in arrivo il dl del Governo: lavorare di meno con la stessa paga

La proposta, che piace ai sindacati, sarà presentata oggi alle imprese. E' ispirata da una delle task force.

(red.) Terminata la fase più acuta dell’emergenza sanitaria da coronavirus e iniziata la fase 2 con il ritorno al lavoro di milioni di persone in tutta Italia, mentre altre categorie stanno ancora attendendo di poter riaprire, il Governo nazionale sta affrontando un decreto economico che dovrebbe essere presentato domani, giovedì 7 o venerdì 8 maggio in Consiglio dei Ministri. E una delle voci che potrebbe comparire già in questo documento riguarda il nuovo modo di lavorare. Cioé la possibilità di lavorare meno ore alla settimana, ma incassando lo stesso stipendio grazie a un contributo dello Stato.

Questa modalità è stata presentata ieri, martedì 5, dal premier Giuseppe Conte e dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ai sindacati e incontrando il loro parere favorevole. Una misura ispirata anche dalla task force istituita al Ministero dell’Innovazione e che indica come il lavorare meno ore a stretto contatto in azienda possa favorire il distanziamento sociale in questo periodo con la presenza ancora della pandemia. In ogni caso questa soluzione sarà presentata oggi, mercoledì 6 maggio, alle imprese e in vista di illustrare il decreto in Consiglio dei Ministri per poi deliberarlo. Il decreto da 55 miliardi di euro dovrebbe prevedere interventi sulla medicina territoriale e gli ospedali Covid, un sussidio per le famiglie in difficoltà con una sorta di contributo di emergenza di 2-3 mesi e nuove forme di lavoro.

A questo proposito si parla anche di protezione del lavoro, con il rinnovo della cassa integrazione guadagni e di quella in deroga per altre 9 settimane, il rinnovo del bonus per gli autonomi e fino a 1.000 euro per i più colpiti, sostegni a colf e badanti, licenziamenti bloccati per altri tre mesi, prorogata la Naspi per altri due mesi. E come detto, una riduzione dell’orario di lavoro a fronte dello stesso stipendio e con la parte eccedente che verrebbe compensata dallo Stato e come misura migliore rispetto alla cassa integrazione.

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