Profughi, via da Brescia entro il 28 febbraio

La Cgil si chiede che ne sarà dei 110 ancora ospiti delle strutture della provincia. "Una vicenda che è iniziata male e che è stata gestita peggio".

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(red.) Fra una settimana 110 profughi bresciani finiranno in strada: sarà questo l’effetto della circolare del 18 febbraio scorso, con cui il Ministero dell’Interno ha annunciato che non ci sarà alcuna proroga di accoglienza per i migranti in fuga dalla Libia e da tutto il Nord Africa.
Lo ricorda la Cgil di Brescia, che spiega anche che la decisione riguarda 170 profughi bresciani (110 dei quali ancora ospiti di strutture alberghiere) e 17mila circa in tutta Italia il «liberi tutti», monetizzato in 500 euro pro capite, è l’ultimo atto di una vicenda che, secondo il sindacato di via Folonari, è iniziata male e gestita peggio. Allarmismi (a partire dall’allora ministro Maroni) che paventavano centinaia di migliaia di profughi in arrivo, l’individuazione di soluzioni provvisorie e precarie (i profughi di Monte Campione ad esempio), l’impossibilità per molti migranti di potere fare addirittura domanda di protezione umanitaria. “Nei due anni trascorsi”, si legge in una nota della Camera del Lavoro, “chi ha ben operato sono state diverse realtà associative, che in modo generoso hanno realizzato un modello di accoglienza diffuso sul territorio e individuato anche percorsi alternativi di inserimento socio lavorativo. Nell’insieme, però, l’Italia – prima con Berlusconi/Maroni e poi con Monti/Cancellieri – ha mostrato di non essere nemmeno in grado di gestire l’arrivo di poche migliaia di persone in fuga da guerre, sistemi dittatoriali, emergenze ambientali”.
La circolare ministeriale del 18 febbraio propone il rimpatrio assistito e l’erogazione di buone uscite, ovvero il pagamento di 500 euro per abbandonare le strutture di accoglienza. “Insomma, invece di fare accoglienza, prima si spende una quantità incredibile di soldi per ospitarli per mesi negli alberghi e poi si decide di mandarli via con 500 euro a persona. Facile immaginare”, conclude la nota, “che, con quei 500 euro, non si risolverà il problema dei profughi. Queste persone non scompariranno. Chi potrà si comprerà il biglietto verso qualche città europea e vi resterà fino a quando non verrà rispedito in Italia. Altri andranno semplicemente alla ricerca di un riparo per la notte restando a Brescia. In attesa di qualche solerte azione di sgombero, guidata magari dal vicesindaco Rolfi, alla guida di un Comune che ha sempre detto di non essere interessato alla questione profughi”.

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