Sfratti, attivisti:”Politici spreconi a Manerbio”

Il commissario prefettizio ha accolto la soluzione di assegnare una casa popolare ad una famiglia. "Pdl e Lega avevano detto che era impossibile: bugiardi".

(red.) Non ci saranno altri scontri il prossimo 4 gennaio a Manerbio, nel bresciano, quando l’ufficiale giudiziario tornerà per la quarta volta a casa di Allal Barturi per eseguire lo sfratto.
Non ci saranno perché a tutta la sua famiglia (moglie, un figlio invalido per un infortunio sul lavoro in fabbrica che gli ha fatto quasi perdere un braccio, un altro sedicenne che frequente l’ITIS, una sorella che va alle medie ed un piccolino di 3 anni) sarà garantito il passaggio da casa a casa. Il commissario prefettizio che amministra il comune dopo la crisi della giunta PDL-Lega ha infatti proposto a canone sociale un alloggio comunale inutilizzato, che ha bisogno solo di una imbiancata e di altre piccole manutenzioni, per un periodo di 6 mesi, in attesa che venga loro assegnata una casa popolare considerando che hanno una buona posizione in graduatoria.
A comunicarlo, il Comitato provinciale contro gli sfratti e l’Associazione Diritti per tutti, che, in una nota, si chiedono se non fosse una menzogna quanto più volte dichiarato dai precedenti amministratori, ovvero che che non vi erano assolutamente alloggi pubblici sfitti a Manerbio. “Era una menzogna figlia di un atteggiamento discriminatorio, che avrebbe portato ad altre tensioni ed anche a dilapidare risorse pubbliche perché il Comune, in caso di sfratto, avrebbe dovuto collocare moglie e figli minorenni in una struttura di accoglienza pagando quasi mille euro al mese.
Gli amministratori destro-leghisti sono disposti a sprecare soldi pubblici pur di non dare le case vuote a chi ne ha bisogno e a chi ne ha diritto”. Allal ha lavorato 12 anni in Italia come operaio, assunto dalle cooperative del lavoro interinale, e con la crisi è stato licenziato senza tanti complimenti. I suoi bambini, poi, sono nati in provincia di Brescia. “Sfidiamo chiunque a sostenere”, chiude la nota, “che non abbia il diritto ad una casa, anche se è un immigrato. Questo importante risultato è il prodotto dei nostri picchetti e del buon senso, ciò che mancava alla precedente amministrazione. La lotta continua”.

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