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Sfratti, picchetto numero 11 in via San Faustino

Continua la campagna degli attivisti. Una trentina di persone hanno bloccato, nella mattinata, un'esecuzione ai danni della famiglia di un egiziano con due bambini.

(red.) Bloccato, nella mattina di giovedì 27 settembre,  il quarto accesso dell’ufficiale giudiziario  nell’appartamento abitato da Wahip, dalla moglie e dai loro due bambini  di 4 e 2 anni in via San Faustino a Brescia.
Si tratta dell’undicesimo picchetto da quando è iniziata la campagna d’autunno di Associazione Diritti per Tutti e Comitato Provinciale contro gli sfratti. “Il padrone di casa”, si legge nella nota delle due associazioni, “è il Sig. Boscaini, uno dei principali proprietari immobiliari del quartiere  popolare del Carmine, dove oggi esiste una altissima presenza di  residenti di origine migrante. Wahip viene dall’Egitto, ha lavorato  ininterrottamente per 10 anni ed ha regolarmente pagato l’affitto, pari a 500 euro al mese, fino all’anno scorso; ha fatto  l’operaio in una fabbrica e poi ha gestito un negozio di fruttivendolo;  da quando ha perso l’occupazione stabile si arrangia facendo il  verniciatore in alcune aziende quando c’è lavoro e complessivamente  porta a casa circa 400-500 euro al mese; un reddito insufficiente per  mantenere la famiglia e pagare un affitto a prezzo di mercato”.
Il  proprietario, fino ad oggi, avrebbe rifiutato il protocollo del comune per il  contenimento degli sfratti, rinunciando anche alla corresponsione di  alcuni canoni di affitto pagati con il fondo stanziato  dall’Amministrazione in cambio della sospensione della procedura di  sfratto.
“Così anche oggi ha trovato un picchetto composto da una  trentina di attivisti che ne hanno impedito l’esecuzione, rinviata al  prossimo 6 novembre. Per quella data”, si chiedono gli attivisti, “la Prefettura e le altre autorità  politiche avranno deciso provvedimenti straordinari ed efficaci per far  fronte ad una gravissima emergenza sociale? Saranno stati istituiti  centri abitativi temporanei nei prefabbricati dove alloggiavano gli  operai della metropolitana o nei tanti edifici vuoti della città come ex  caserme ed ex cliniche?”.

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