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Il grido della Statale: più fondi alla cultura

All'inaugurazione dell'anno accademico il rettore e un rappresentante degli studenti hanno puntato il dito contro i troppi tagli di cui è vittima l'università.

(p.f.) “Stay hungry, stay foolish”. Questo l’invito che il ministro Anna Maria Cancellieri, tornata a Brescia per l’inaugurazione dell’anno accademico, ha rivolto agli studenti dell’ateneo bresciano. Una presenza, quella della Cancellieri, che ha fatto mobilitare i No Tav bresciani, che, come annunciato già ieri dalle pagine dei social-network, hanno organizzato un presidio nel piazzale del Pronto Soccorso.
La cerimonia si è svolta comunque senza intoppi, grazie anche alla massiccia presenza di forze dell’ordine. Ad aprire gli interventi, il rappresentante degli studenti Michel Cardito. “Il mio non sarà un discorso da giacca e cravatta né da grande evento”, ha esordito, “perché spente le telecamere, noi torneremo in aula a confrontarci con la realtà. C’è chi ha lottato per avere un’università pubblica, libera, democratica, meritocratica, accessibile a tutti. Oggi registriamo una controtendenza”.
Cardito ha puntato il dito contro i tagli alla cultura, che impediscono all’università di camminare sulle proprie gambe, obbligandola a fare da collettore di generose donazioni. “Grazie alla riforma Gelmini, si sono ridotti anche gli spazi di democrazia, con un’inversione del rapporto tra senato accademico e consiglio di amministrazione, che ha portato ad una gestione aziendalistica dell’università”.
Infine, la questione accessibilità. “Il diritto allo studio è garantito dalla Costituzione ma nei fatti non è rispettato, perché i fondi non sono sufficienti a coprire le borse di studio neanche per i meritevoli. Insomma, l’università è un’istituzione mutilata”.
Dal rettore Sergio Pecorelli un appello a governo e privati per dare un futuro alle menti più brillanti. “L’appello è che il governo e le forze produttive si attivino per incentivare e trattenere in Italia i giovani promettenti. E’ importante una partnership tra pubblico e privato”. Secondo il rettore, la stessa ripresa del Paese passa dalla cultura.
“La cultura è spesso considerata un peso ed è vittima dei tagli. E’ un approccio sbagliato: i Master, gli abbonamenti ai teatri, dovrebbero essere defiscalizzati, e non, come accade ora, considerati indicatori di ricchezza per costituire i redditometri”. Dal rettore anche un bilancio dell’anno appena trascorso. “E’ stato l’anno della riforma, in cui l’università ha applicato la legge 240/2010. Grandi cambiamenti ci sono stati soprattutto a livello organizzativo, con l’adozione del nuovo statuto, la creazione dei nuovi dipartimenti a cui spetta il compito di sviluppare didattica e ricerca”.
Molti gli sforzi fatti, inoltre, per allacciare stretti legami con il territorio. “L’Università è stata chiamata al tavolo con le istituzioni, per progetti importanti, dal tavolo per il rilancio del sistema Brescia voluto dal Prefetto a quello con il Comune per il progetto Campus”. Da migliorare, invece, il rapporto tra Csmt e territorio. “Il Csmt è un’opportunità importantissima, perché dalla ricerca e dalle tecnologie passa la ripresa dell’economia. Il suo ruolo deve essere compreso meglio di quanto non sia avvenuto fino ad ora”.

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