La rabbia dei migranti: “Crisi, la paghiamo noi”

Sotto accusa, in particolare, è la tassa sul rinnovo del permesso. Da febbraio, infatti, si pagano da 150 euro fino a 273 euro per la carta di soggiorno.

(p.f.) Non ci stanno a subire in silenzio tasse e ricatti. Il Forum Associazioni Immigrati, in collaborazione con il coordinamento immigrati Cgil, organizza un’assemblea pubblica sabato 25 per informare e sensibilizzare la cittadinanza su diversi punti caldi: la tassa sui permessi di soggiorno; la revisione della durata dei permessi di soggiorno per chi ha perso il lavoro; il permesso di soggiorno a punti; parità di trattamento; la modifica dell’articolo 18.
“Capiamo che siamo in un momento di crisi”, ha sottolineato Enya Driss, responsabile ufficio immigrazione della Cgil, “ma non è giusto che ogni volta siamo noi a pagare”. Sotto accusa, in particolare, è la tassa sul rinnovo del permesso di soggiorno. Da febbraio, infatti, chi è disoccupato o ha un contratto a tempo determinato paga 150 euro per il rinnovo; 173 euro chi ha contratto a tempo indeterminato; 273 euro per la carta di soggiorno.
“Prima del 2006, si pagava invece solo la marca da bollo”, ha aggiunto Driss, “poi abbiamo accettato di sottoscrivere un accordo ancora con il governo Berlusconi, perché ci era stato promesso che pagando avremmo avuto, a livello nazionale, un servizio migliore. Cos’è successo? Le tasse sono aumentate, ma il servizio non è migliorato per nulla”.
Una tassa che pesa sul bilancio famigliare, soprattutto in un momento in cui gli immigrati sono le prime vittime della crisi. “Diciamo no alla modifica dell’articolo 18”, ha spiegato Saii Abderrazak dell’associazione tunisini a Brescia, “perché saremmo colpiti doppiamente: dal punto di vista dell’occupazione, noi saremmo i primi ad essere licenziati. In più, senza lavoro, non avremmo il permesso di soggiorno. Una situazione molto critica. E’ assordante il silenzio della politica: nessuno si fa sentire”. Ci sono poi le preoccupazioni per la famiglia.
“Quando torno a casa la sera”, ha raccontato Safdar Mahfooz, bengalese, “devo spiegare ai miei figli, che sono nati qui, che non posso mandarli in gita perché dobbiamo affrontare altri problemi. Trovare i soldi per il rinnovo del permesso è ormai il primo pensiero. Noi vogliamo bene all’Italia, viviamo col cuore in questo Paese. Vorremmo essere un po’ ricambiati, e invece molti di noi sono costretti ad andarsene”.
Preoccupazione, ma anche tanta rabbia e indignazione. “Abbiamo pagato fino ad oggi le tasse, viviamo qui da tanti anni”, ha aggiunto Moussa Abderrahmane, dell’associazione algerina, “e con questa nuova tassa ci troveremo nella condizione o di diventare clandestini, perché non possiamo permetterci di pagare il rinnovo, oppure di andare a rubare o delinquere per trovare i soldi. Non è ammissibile essere trattati così, dopo tutto quello che abbiamo dato a questo Paese”. Non solo proteste però, perché gli immigrati hanno già portato sul tavolo del Ministero degli Interni alcune proposte.
“Vogliamo il dialogo”, ha concluso Benao Ahmet, presidente associazione comunità albanese in Lombardia, “abbiamo apprezzato la disponibilità delle istituzioni. Ma non ci possono chiedere l’impossibile, dobbiamo trovare dei punti d’incontro concreti”. Sabato dunque l’appuntamento è alla Camera del Lavoro, in via Fratelli Folonari. “Siamo 200mila a Brescia”, ha sottolineato Drissi, “ma fino ad ora siamo stati deboli, perché ognuno ha pensato a risolvere i suoi problemi da solo. Non è più il temo di lamentarsi e basta, ma bisogna partecipare, informarsi e agire”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.