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Lavoro e casa non allontanano la povertà

Nel report della Caritas italiana presentato lunedì, i "nuovi poveri" sono cresciuti del 13,8% in quattro anni. Aumenta il numero degli italiani e dei giovani under 35.

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(red.) Un lavoro non garantisce più garanzia di benessere economico. Neanche se si vive in famiglia e neanche se si ha una dimora fissa.
In Italia anche coloro che hanno queste caratteristiche possono vivere una condizione di povertà ed essere definiti ”nuovi poveri”.
I Centri Ascolto delle Caritas Diocesane ne hanno registrati, nel corso di quattro anni (2007-2010), ben il 13,8% in più. Percentuale che al sud è un record, arriva al 74%. Ma, secondo il rapporto, ”Poveri di diritti”, messo a punto fra Caritas Italiana con la Fondazione Zancan sulla povertà e presentato lunedì, le persone che hanno chiesto aiuto economico sono aumentate, nello stesso periodo, di ben l’80,8%. Il fenomeno in tempo di crisi è pagato soprattutto dai giovani (+59,6%) e dalle famiglie.
Com’è la situazione nel Bresciano? Secondo la Caritas locale, l’aumento dei “nuovi poveri” è del 20%, ovvero 20 persone in più su 100 si sono rivolte agli sportelli diocesani per avere un aiuto materiale ed economico. Si tratta soprattutto di anziani, di nuovi disoccupati, persone cioè che hanno perso il lavoro, e la categoria dei papà separati.
Una situazione già segnalata nel recente passato a quiBrescia.it dal direttore Giorgio Cotelli.
Un dato che è in linea con quello nazionale diffuso nel report che indica nel 20% la crescita di coloro che, al Nord chiedono un sostegno, percentuale che al Sud, invece, sfiora il 70%.
Fra gli italiani c’è un incremento del 42,5%, fra gli stranieri del +13,9%. Al primo posto fra i problemi segnalati c’è la povertà economica, seguono i problemi occupazionali ed abitativi; al quarto posto, i problemi familiari. Anche per la casa si parla di ”emergenza” i cui problemi in quattro anni sono aumentati del 23,6%.
Dal 2005 al 2010, il numero dei giovani che si è rivolto ai centri è aumentato del 59,6%; il 76,1% (era il 70% 5 anni prima) di questi non studia nè lavora. Il 20% di chi si rivolge ai centri ha meno di 35 anni. Particolarmente vulnerabili si confermano gli stranieri che rappresentano il 70% delle persone che si rivolgono ai centri.
Oltre 6 milioni di pasti ogni anno, 16.514 al giorno, sono offerti dalle mense dei poveri della Caritas e di altri enti ecclesiali.
Secondo il rapporto, i soldi pubblici spesi per contrastare la povertà “sono spesi male e danno scarsi risultati”. Gli ultimi dati sulla spesa assistenziale (2008) dei comuni è aumentata del 4%, quella per la povertà dell’1,5% e quella per il disagio economico del 18%; il 31% dei 111,35 euro procapite di spesa sociale è destinato a dare risposte a persone povere o con disagio economico. Ma i risultati sono ”scarsi. Serve un netto cambiamento di rotta”.
I servizi acclesiali attivati a contrasto della povertà sono 2.905, pari al 20,4% di tutti i 14.214 centri. 806 le nuove iniziative attivate negli ultimi 2-3 anni presso 203 diocesi. In un anno è aumentato del 39,6% il numero di attività/progetti. In particolare, sono stati attivati progetti di microcredito socio-assistenziale il 133 diocesi; per lo più al nord (41,4%).
131 diocesi hanno attivato fondi per l’emergenza.
I promotori del rapporto giudicano ”peggiorative” le politiche governative contro la povertà; ”manca un impegno politico per contrastare la povertà”; il Fondo per le politiche della famiglia è passato dai 185,3 milioni di euro nel 2010 ai 31,4 previsti nel 2013. Accanto a questo, sempre per i promotori del rapporto, la povertà non porta solo disagio materiale ma anche scarsià di diritti in generale in contrato con quanto affermato dalla Costituzione; in particolare, il diritto dell’uguaglianza e della parità. E’ richiamato il ”furto” alla collettività dell’evasore fiscale. Fra le ricette che chiamano in causa sia il governo centrale che locale, anche una maggiore responsabilizzazione personale (”più attivismo, basta con la fatalità”). E poi, serie politiche di prevenzione che puntino all’occupazione; maggiore progettualità e formazione in particolare fra i giovani.

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