Polmonite di massa, procura: non è legionella

La magistratura ha chiuso l'indagine e si va verso l'archiviazione del caso. Ma chi è stato colpito e i familiari delle vittime ora si dicono indignati.

(red.) Va verso l’archiviazione l’inchiesta a carico di ignoti aperta nel settembre del 2018 dalla procura di Brescia dopo le centinaia di casi di epidemia concentrati nello stesso territorio della Bassa in un periodo che non è tipico da polmonite e per la morte di altri soggetti per legionella. In particolare, sono stati rilevati 878 casi di polmonite batterica e più di 60 tra i colpiti dal batterio tra Montichiari, Carpenedolo, Calvisano, Remedello e Acquafredda. Tuttavia, nelle autopsie svolte sui deceduti sarebbe emerso come non ci sarebbe alcun legame tra la legionella e le vittime. Senza considerare, però, che due casi con batterio confermato non sono stati inclusi nell’inchiesta.

La procura, tramite i magistrati Corinna Carrara e Maria Cristina Bonomo che hanno condotto l’indagine chiusa nei giorni precedenti a mercoledì 7 agosto, parla di analisi scientifiche effettuate con l’aiuto dei carabinieri del Nas di Brescia, dell’Ats e dell’Istituto Superiore di Sanità. E’ stato comparato il Dna dei batteri trovati nei malati di polmonite con quello nelle zone in cui sono stati contratti ed è anche emerso che non ci sarebbe una sola fonte di contagio. A parte tre casi in cui è stata confermata la legionella e con riferimenti al fiume Chiese, ma poi sono guariti. Di conseguenza, il corso d’acqua resta una delle cause, ma si parla di compatibilità e non di una sicurezza. In pratica, per l’epidemia di massa e i decessi non ci sarebbero colpevoli.

Un risultato che ha fatto alzare le voce agli stessi colpiti dal batterio e alle loro famiglie. A partire dal Comitato di salute pubblica che ha ribadito il fenomeno eccezionale con 878 casi ai vari pronto soccorso e un’incidenza molto più alta del normale. Senza dimenticare che anche l’Istituto Superiore di Sanità aveva definito il caso bresciano un precedente a livello mondiale. E nel mirino restano il fiume chiese, le torri di raffreddamento che potrebbero aver diffuso il batterio e sistemi idrici che non sarebbero stati controllati. Tanto che anche alcuni centri sportivi erano stati chiusi e resi inagibili.

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