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Sana Cheema, ministro dà ok per le nuove indagini

Il guardasigilli Bonafede ha chiesto al pg di Brescia Dell'Osso di procedere sul territorio italiano. Nominerà un consulente per valutare tutti gli atti.

(red.) Nuova svolta nell’ambito della morte di Sana Cheema, la ragazza italiana di origine pachistana uccisa nell’aprile del 2018 perché avrebbe rifiutato un matrimonio combinato da parte della propria famiglia. E il delitto sarebbe avvenuto poche ore prima che la 26enne tornasse a Brescia, ormai sua terra adottiva, dove aveva una relazione con un ragazzo immigrato. La novità giunta nelle ore precedenti a giovedì 28 marzo è che il procuratore generale di Brescia Pier Luigi Maria Dell’Osso, che già aveva avocato l’inchiesta aperta dalla procura, potrà procedere con altre indagini a livello italiano. La richiesta e l’autorizzazione gli è arrivata direttamente dal ministro della Giustizia Alfondo Bonafede.

Attualmente a livello indiziario a Brescia sono indagati il padre e il fratello di Sana, Mustafa Ghulam e Adnan Cheema che erano stati assolti, insieme agli altri imputati, dal tribunale di Gujarat, in Pakistan. In quell’occasione il padre e il fratello della ragazza avevano ritrattato dopo aver confessato di aver ucciso, strangolandola, la congiunta e per poi seppellirla in fretta. Ora la vicenda si sposterà invece in Italia, a Brescia, ma non nella fase delle indagini preliminari, quindi gli indagati in questo periodo non sono obbligati ad essere nel nostro Paese.

L’accusa sarà quella di omicidio politico pluriaggravato dalla premeditazione e dai vincoli parentali. Nel frattempo, come ha detto lo stesso procuratore, dall’ambasciatore italiano a Islamabad sono arrivati in Italia tutti gli atti processuali, di polizia e di indagine che saranno valutati. Infatti, non si opererà più sul corpo della ragazza, ma sulle carte. E su questo fronte il pg Dell’Osso ha annunciato che nominerà un consulente esperto per esaminare anche il referto dell’autopsia effettuata sulla salma di Sana.

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