Autobus a Milano, Sy ubriaco e molesto a Brescia

Il senegalese 51enne venne fermato nel 2007 a Orzinuovi, dove abitavano l'ex moglie e i due figli, ubriaco. Poi violenza sessuale su una ragazzina 17enne.

(red.) In quanto accaduto mercoledì 20 marzo a bordo dell’autobus dato alle fiamme a Milano dal conducente e con 51 studenti come passeggeri che sono riusciti a salvarsi grazie a uno di loro che ha chiamato il 112 e i carabinieri, ci sono diversi elementi bresciani. A partire, per esempio, dal professore di educazione fisica 64enne Alessandro Cadei di Palazzolo che era su quel mezzo con cui da una palestra avrebbero dovuto raggiungere la scuola di Crema. Invece, l’autobus era stato dirottato dal senegalese 51enne Ouseeynou Sy muovendosi verso Milano e Linate per – come ha detto lui stesso – compiere un’azione eclatante con tanto di benzina per sollevare il tema dei migranti morti in mare. A questo si aggiunge il fatto che la telefonata effettuata di nascosto dal piccolo eroe Ramy Shaheta, 13enne egiziano nato in Italia, al numero unico di emergenza 112 è stata raccolta per prima dalla centrale operativa di via Spalto San Marco a Brescia.

Infatti, Crema e la provincia di Cremona, da dove è partito il dirottamento, dipendono da Brescia che poi ha inoltrato la chiamata a Milano e ai militari di San Donato Milanese. Ma ci sono anche altri elementi che conducono nel bresciano. Da più parti in molti si sono chiesti come fosse possibile che un uomo, con una condanna per violenza sessuale e che si era visto ritirare la patente perché ubriaco, fosse alla guida di un pullman carico di studenti. In realtà l’uomo era incensurato fino al 2004, anno in cui il senegalese ma con cittadinanza italiana venne assunto dalla società lombarda di trasporto. E c’è da da dire che i due reati commessi dall’africano hanno avuto come teatro proprio la nostra provincia. A proposito dell’ubriachezza, era stata segnalata a Orzinuovi, nella bassa bresciana, nel 2007 dove abitava l’ex moglie insieme ai due figli.

Sembra che abbia pagato una multa di 680 euro e si era visto sospeso il titolo di guida per sei mesi. Ma l’accusa più grave, per la quale è stato anche condannato, era quella di aver palpeggiato l’unica passeggera 17enne che era a bordo dell’autobus su una delle sue corse di servizio. Venne condannato in primo grado con rito abbreviato dal tribunale di Crema a 1 anno e sei mesi per molestie, ma nel novembre del 2015 la Corte d’Appello di Brescia, confermando la sentenza, aveva parlato di violenza sessuale. Come poi ha ribadito anche lo scorso novembre la Cassazione. Attualmente il senegalese, per quanto ha commesso sull’autobus dato a fuoco, si trova detenuto in carcere per sequestro di persona, strage, incendio e resistenza con l’aggravante del terrorismo. In ogni caso è stato appurato come non abbia legami con l’Isis e la jihad. Il suo legale nel frattempo ha annunciato che potrebbe chiedere una perizia psichiatrica.

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