Sana, Brescia indaga padre, zio e un fratello

Pg Dell'Osso ha avocato l'inchiesta che era già stata aperta: ora l'accusa è di omicidio volontario. Ma il cammino sarà difficile, anche per estradizione.

(red.) Arriva da Brescia una nuova svolta nell’ambito del delitto di Sana Cheema, la 24enne italo pakistana uccisa lo scorso aprile del 2018 in patria dopo aver rifiutato le nozze combinate da parte dei genitori. La procura generale tramite il magistrato Pier Luigi Maria Dell’Osso ha infatti deciso di avocare a sé l’inchiesta su quanto accaduto alla giovane. La presa di posizione giunge dopo che il tribunale pakistano di Gujrat aveva assolto tutti gli undici imputati per l’assenza di prove certe legate al delitto. Innescando anche un turbinio di reazioni politiche e istituzionali tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che si era attivato con l’ambasciata italiana in Pakistan per chiedere giustizia verso la ragazza.

Per questo motivo l’inchiesta che la procura di Brescia aveva già aperto per opera di Ambrogio Cassiani a carico di ignoti e senza ipotesi di reato si è tradotta nelle ultime ore in omicidio volontario contro il padre, lo zio e un fratello della ragazza. Sono i tre che nel loro Paese insieme ad altri otto sono finiti alla sbarra, ma poi appunto assolti. Da sempre proprio i familiari sostenevano che Sana Cheema fosse morta per cause naturali, tanto da seppellirla in fretta. Ma in seguito l’autopsia aveva invece confermato che si trattava di un caso di strangolamento. Così si è arrivati al nuovo filone giudiziario italiano che però potrebbe avere un cammino complicato visto che sarà difficile procedere con l’estradizione dei tre indagati dal Pakistan. Attualmente sono in libertà, non ci sono accordi bilaterali con l’Italia, è difficile che uno Stato estero dia il via libera per i propri connazionali, ma anche in vista di un processo d’appello probabile nei loro confronti dopo il primo grado.

Nel frattempo la procura generale ha già ricevuto proprio dal Pakistan una serie di documenti e ora servirà un mese per analizzare le carte da usare nel processo bresciano. Di fronte alla notizia che in Italia si affronterà il caso sono giunte una serie di reazioni. A partire da Viviana Beccalossi che parla di “una notizia positiva. Dopo la sentenza farsa che in Pakistan ha scagionato tutti gli accusati per il barbaro omicidio della povera Sana Cheema. Sappiamo bene che sarà difficile ottenere risultati concreti – dice – avendo a che fare con un Paese dove il rifiuto di un matrimonio combinato causa episodi come quello di Sana e dove è stata tollerata una gestione del caso assolutamente inadeguata. Ma l’iniziativa del procuratore Dell’Osso è comunque il segnale che non vuole lasciare niente di intentato per ottenere giustizia”. Anche l’assessore lombardo alla Sicurezza Riccardo De Corato ha parlato di “segnale forte che va nella direzione giusta. In caso di colpevolezza degli indagati, il Governo italiano dovrà impegnarsi per la richiesta di estradizione”.

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