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Corruzione, tre arrestati tutti in silenzio dal gip

Sono l'imprenditore Angelo Scaroni, il faccendiere e un agente della Finanza in manette. Assegni in cambio di informazioni su un'inchiesta sui migranti.

(red.) Quella di venerdì 7 settembre è stata una giornata dedicata agli interrogatori dei tre arrestati, tutti con l’accusa di corruzione, per la rivelazione del segreto su un’inchiesta che riguarda i profughi. Sono l’imprenditore Angelo Scaroni, oltre al faccendiere L. F. e al maresciallo della Guardia di Finanza P. S.. Sentiti dal giudice delle indagini preliminari, nessuno ha voluto rispondere avvalendosi della facoltà. Scaroni, attualmente in carcere dopo questa nuova vicenda e che sarà a processo da novembre per rispondere della truffa ai danni dello Stato per aver incassato 900 mila euro per l’accoglienza dei migranti, ma senza spenderli a questo fine, avrebbe sfruttato il faccendiere per avvicinare l’agente delle Fiamme Gialle. E in cambio pagando con assegni.

Secondo l’accusa, gli incontri sempre più frequenti tra il mediatore e il maresciallo, di cui uno in pasticceria e facendo trovare gli assegni intestati al conto corrente di Scaroni, servivano a far conoscere gli sviluppi di un’inchiesta coperta da segreto e con il rischio anche di ostacolo. Il faccendiere, come si legge nell’ordinanza del giudice, avrebbe tenuto un comportamento spregiudicato, mentre Scaroni avrebbe avuto una personalità criminale incontenibile. E in questo si inserisce anche la posizione del finanziere che avrebbe avvicinato un collega parlandogli dell’indagine e forse con l’intento di rallentare l’attività e il rischio di inquinamento delle prove.

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