Quantcast

Assemblea Aib, “impensabile uscire da Europa“

Giovedì si è svolta l'assise generale condotta dal presidente Giuseppe Pasini. E si chiede anche la stabilità politica per appoggiare la ripresa in atto.

Più informazioni su

(red.) Giovedì 31 maggio a Brescia si è svolta l’assemblea generale dell’Aib guidata dal presidente Giuseppe Pasini. Ha insistito soprattutto su giovani e lavoro, investimenti pubblici (ancora in forte contrazione), infrastrutture, necessità di maggior apertura e dialogo nel rapporto tra impresa e istituzioni, capitale umano e welfare, sviluppo sostenibile e nuove relazioni industriali. “È un fatto che in Italia nel 2017, il Pil registri una crescita per il quarto anno consecutivo (+1,5% rispetto al 2016), e lo stesso dicasi per Brescia (+1,8%). Ma la crescita del nostro Paese, oltre ad essere inferiore alla media europea (2,3%) e alle performance del nostro principale partner e competitor la Germania (2,2%), dal 2008, a differenza delle principali economie europee – ha detto Pasini – non ha ancora raggiunto i livelli pre-crisi. Non solo: ha cumulato un differenziale di crescita medio rispetto al complesso dell’area euro di 11 punti percentuali e nei confronti della sola Germania di oltre 15.

Aggiungiamo poi che per il secondo trimestre, in Europa, è previsto un rallentamento, fatto che da solo ci porta a pensare che la ripresa italiana sia ancora meno scontata per il futuro. Sicuramente, il contesto d’incertezza politica in cui verte il nostro Paese non aiuta. La stabilità interna e la credibilità sui mercati internazionali sono messe a repentaglio da una classe politica che non riesce a lavorare, consentitemi di dirlo, con spirito di servizio e, lo dico sensatamente, in maniera imprenditoriale. Il governo che ne prenderà le redini dovrà garantire la nostra presenza in Europa, garantire che l’Italia rispetti gli accordi presi e al contempo far sentire forte la nostra voce, le nostre istanze, con serietà e credibilità. Uscire dall’Europa è impensabile – aggiunge il leader di Aib – basti pensare all’export, vero motore della ripresa che lentamente ci sta traghettando fuori dalla crisi. Vogliamo metterlo a repentaglio? L’esecutivo che verrà dovrà concentrarsi sul lavoro, sull’occupazione, sulle infrastrutture.

E, non certo da ultimo, sulle imprese. Ad alimentare la ripresa ha, più di altro, contribuito l’eccezionale performance delle nostre imprese all’estero. L’export italiano dal 2009 ad oggi è cresciuto praticamente senza soluzione di continuità, raggiungendo nel 2017 la cifra record di 450 miliardi di euro. La nostra capacità di stare sui mercati internazionali ha sostenuto il Pil, compensando il calo degli investimenti e lo stagnare dei consumi. Anche le vendite bresciane sui mercati esteri risultano in crescita del 12,6% e il valore complessivo del nostro export dello scorso anno è ai massimi storici, sfiorando la soglia di 16 miliardi di euro e confermando Brescia al 4° posto nella classifica provinciale per export (dopo Milano, Torino e Vicenza). Tuttavia, dobbiamo, ancora una volta, essere cauti anche a causa delle annunciate misure protezionistiche. Basti pensare a quelle sull’alluminio e sull’acciaio, due comparti che sono alla base del sistema economico bresciano. Brescia sta facendo la sua parte con una crescita tendenziale del 3,6%.

Nonostante questo, i livelli attuali scontano una differenza importante rispetto al 2008 (-17% circa) e nei confronti della Germania (circa -25 punti percentuali)”. Alla fine dell’assemblea si è svolta anche la tavola rotonda “Lavoro: le dinamiche del cambiamento” con Marco Bentivogli segretario generale della Fim-Cisl, Mario Calderini professore ordinario e direttore del centro ricerca Tiresia – School of Management Politecnico di Milano, Stefano Laffi cofondatore e ricercatore a Codici – Consulente Tecnico del Ministero delle Politiche Sociali per i progetti rivolti a giovani adolescenti e Giampaolo Montaletti dirigente dell’unità organizzativa Supporto alle Politiche e Coordinamento Statistica PoliS-Lombardia). “Il dibattito di oggi – ha concluso Pasini – ha voluto analizzare le dinamiche del cambiamento legate alla rivoluzione digitale e al suo impatto sul mercato del lavoro. Il tutto con una prospettiva volta a sottolineare l’urgenza di questo cambiamento, perseguita con logiche proattive: lo scenario che ci troviamo ad affrontare non consente ritardi o chiusure aprioristiche. Le parti sociali devono collaborare per trovare nuove forme e nuovi codici. Fondamentale poi il dialogo scuola/impresa/istituzioni per formare giovani pronti a entrare nel mercato del lavoro”.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.