Siccità, laghi e fiumi bresciani sono in crisi

Il Garda cala di un centimetro al giorno, quello d'Idro è a rischio e il Sebino è l'unico a tenere. In Regione si chiede lo stato di calamità naturale.

(red.) L’allarme siccità sta colpendo in pieno anche il territorio bresciano e solo dopo lunedì 24 luglio si verificherà se la pioggia incessante in corso e prevista durante la giornata sarà in parte sufficiente ad aumentare di qualche centimetro i fiumi e i laghi che boccheggiano. La provincia conta 60 mila ettari di campi agricoli che hanno bisogno di 460 milioni di metri cubi d’acqua ogni estate per essere alimentati. Invece, ce ne sono meno di 300 milioni e di fatto per una settimana, poi la situazione diventerà problematica.

Tanto che le associazioni degli agricoltori hanno già presentato in Regione Lombardia e al Governo la richiesta di riconoscere lo stato di calamità naturale sul territorio bresciano. Il lago di Garda è uno di quelli che soffre di più, con 52 centimetri sopra lo zero idrotermico quando di solito in questo periodo è di 107. Un record negativo e storico per gli ultimi dieci anni. In più, dai principali affluenti, anche questi affetti dalla siccità, arriva solo un terzo di acqua nel Benaco, meno rispetto agli altri laghi lombardi.

Sempre dal Garda fanno sapere che ci sono 8 mila aziende agricole che stanno lavorando con due terzi dell’acqua che servirebbe. Tutta colpa del clima strano, tra piogge in meno, gelate in primavera e il forte caldo. Il deflusso minimo vitale è ancora garantito, ma la situazione resta problematica e tenendo conto che il livello di siccità è il secondo peggiore in un secolo.

Criticità anche sul lago d’Idro che è calato di 30 centimetri in dieci giorni ed è arrivato a poco più di 367 metri sopra il livello del mare. Sotto quell’indicazione il bacino non potrebbe uscire dal suo corso e quindi nemmeno alimentare i canali irrigui. Il problema della siccità coinvolge anche i fiumi Oglio a Roccafranca, il Mella nella bassa bresciana e il Chiese a Montichiari. Tanto che sull’Oglio, a Palazzolo, sfruttando il basso livello dell’acqua c’è chi si è tuffato nonostante i divieti. Il lago d’Iseo, invece, riesce a tenere ma deve affrontare il problema delle alghe.

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