Parco delle Cave, “sia a vocazione naturalistica”

Lo sostiene il consiglio di quartiere di Sanpolino, a Brescia. "Siano ben divise le parti ricreative dagli ambiti dedicati alla rinaturazione dell'ecosistema".

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(red.) Il Consiglio di quartiere di Sanpolino, a Brescia, ritiene che il nascente Parco delle cave debba avere una vocazione naturalistica, per poter costituire un adeguato risarcimento ambientale allo sfruttamento del territorio conseguente all’attività estrattiva che si è protratta per decenni.

Il recupero delle cave cessate, che hanno modificato in modo irreversibile la morfologia del territorio, dovrebbe avere come principi fondanti e irrinunciabili la rinaturalizzazione, la salvaguardia di flora e fauna, il rispetto della rete ecologica, l’azzeramento del consumo di suolo, il miglioramento della qualità dell’aria e la tutela della falda acquifera.

La destinazione naturalistica è in linea con quanto stabilito dalle “Linee guida per il recupero delle cave nei paesaggi lombardi in aggiornamento dei piani di sistema del Piano Paesaggistico Regionale”, DGR n. X/495 del 25/7/2013, che considerano prioritaria la scelta del recupero naturalistico per le cave cessate.

Negli indirizzi specifici per il recupero delle cave nei paesaggi lombardi le Linee guida citate indicano quanto segue per il recupero delle cave in ambito di pianura in contesti metropolitani e periurbani: “Il recupero rende disponibili e nuovamente permeabili alla vita della città circostante nuovi spazi aperti, nei quali non deve essere possibile la futura edificazione e che possono svolgere il ruolo di una nuova infrastruttura verde per la città.”

“L’opzione di recupero preferibile è l’enfatizzazione dei caratteri di alterità rispetto alla densità edilizia e della naturalità: le cave possono divenire parchi urbani con spazi e funzioni di servizio, connessi con il sistema della viabilità lenta locale e degli spazi verdi esistenti. Il recupero della cava, soprattutto in falda, e la realizzazione di un parco rappresenta poi sempre un’occasione per incrementare la biodiversità con la possibilità di insediare diversi tipi di associazioni vegetali, ad esempio in relazione alla profondità dell’acqua e al gradiente idrico o in relazione all’esposizione delle scarpate e con la possibilità di individuare ambiti di naturalità di fruizione limitata.”

“Il luogo oggetto di rinaturazione deve essere protetto da forme di disturbo: un’utilizzazione mista (parco naturale e ricreativo) va presa in considerazione solo in caso di aree molto vaste, per cui vi sia una netta separazione tra le due funzioni e, in taluni casi, solo dopo una acclarata stabilizzazione ecologica delle aree rinaturate. Risulta importante progettare e rivegetare tutta la fascia circostante l’area, o il bacino che si intende rinaturalizzare, al fine di creare una zona cuscinetto per proteggere la zona naturalizzata dall’ambito circostante.”

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