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Criticità all‘Izs di Brescia, aperta un‘inchiesta

Dopo le presunte anomalie emerse nel trattamento degli animali, nomine e assegnazione di borse di studio, l'istituto zooprofilattico sotto i riflettori.

(red.) Da una parte il presunto maltrattamento sugli animali usati come cavie e dall’altra la (sempre presunta) scarsa trasparenza nella nomina dei funzionari del personale e nell’assegnazione delle borse di studio. Sono tutte criticità che erano emerse all’interno dell’istituto zooprofilattico per la Lombardia e l’Emilia Romagna nella sede di via Bianchi a Brescia. La notizia delle ore precedenti all’1 aprile è che il sostituto procuratore di Brescia Ambrogio Cassiani ha deciso di aprire un’inchiesta contro ignoti.

Difatto si tratta di un’attività formale dopo che all’Agenzia di Tutela della Salute di Brescia e alla Regione Lombardia erano arrivati due esposti anonimi. Soprattutto per le condizioni in cui gli animali sarebbero detenuti all’interno delle stanze dell’istituto. E si parla di mancanza di acqua e cibo e persino di animali morti accanto ad altri vivi. Tanto che alla fine di agosto del 2016 era stato eseguito un controllo a sorpresa accertando queste condizioni. E il caso è finito anche in Regione Emilia Romagna per opera di un’interrogazione presentata da un consigliere.

Mentre la commissione che aveva svolto l’ispezione aveva chiesto alla sede di mettersi in regola con l’attrezzatura e luoghi più accoglienti per gli animali. L’altra questione riguarda l’assegnazione delle borse di studio che verrebbe eseguita in modo poco trasparente e qualche nomina sospetta nel direttivo. Tanto che il Pirellone ha presentato un esposto alla Corte dei Conti su questa situazione. Ora la Guardia di Finanza, dopo aver acquisito i primi documenti, ne raccoglierà altri che porterà sulla scrivania del pm Cassiani per l’indagine completa.

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