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Discarica Ghedi, Provincia diffida Cava Inferno

Nello strato di base accertati idrocarburi inquinanti. Società deve presentare piano di bonifica e smaltimento. Ampliamento Gedit, Calcinato verso ricorso.

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(red.) Frenata per la discarica che la Cava Inferno sta allestendo a Ghedi, nel bresciano. La Provincia, infatti, ha diffidato l’impresa a continuare l’attività dopo aver ricevuto i dati delle controanalisi disposte sui materiali presenti alla base del sito di stoccaggio. In primavera il Broletto aveva chiesto i primi prelievi attestando la presenza di concentrazioni anomale di idrocarburi inquinanti. Tanto che sul caso la procura di Brescia ha aperto un’inchiesta, ancora in corso, con l’iscrizione di quattro persone nel registro degli indagati.

L’ultima notizia, di cui scrive Bresciaoggi, è la certificazione della presenza di quei materiali rilevati durante i test di approfondimento. La magistratura sta ancora aspettando i dati dei prelievi svolti direttamente dall’Arpa, ma intanto quelli del Broletto attestano la presenza degli idrocarburi. Questo vuol dire che Cava Inferno ha 30 giorni per predisporre un piano di bonifica sulla base della futura discarica e da presentare al comune di Ghedi, alla Provincia e all’Arpa. In più, dovrà eseguire un controllo sullo strato sigillante che separa il terreno dalle falde sotterranee. Nel caso in cui la società non dovesse svolgere i lavori, dovrà pensarci il comune di Ghedi a intimare la direttiva, altrimenti dovrà occuparsene direttamente. Ma in quel caso la discarica potrebbe richiedere tempi molto più lunghi.

Sempre sul fronte ambientale e a pochi chilometri di distanza, il comune di Calcinato sta valutando di presentare ricorso contro l’autorizzazione della Regione di allargare la discarica della Gedit. La zona coinvolta, oltre a Calcinato, comprende Bedizzole e Mazzano in un’area in cui già dominano polveri sottili ed emissione. E l’ampliamento della cava potrebbe dare il colpo di grazia. In comune stanno decidendo se agire subito al Tar di Brescia oppure aspettare l’1 dicembre. Quel giorno, infatti, il Consiglio di Stato si esprimerà sull’indice di pressione ambientale, introdotto proprio dal Pirellone, per limitare l’apertura di cave di rifiuti.

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