Bozzoli, primo anno, Ris: nessuna traccia trovata

Sabato 8 è l'anniversario della scomparsa dell'imprenditore di Marcheno. Ma non è stato trovato alcun elemento. Caso Ghirardini: famiglia annuncia sviluppi.

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(red.) Sabato 8 ottobre sarà il triste e primo anniversario della misteriosa scomparsa di Mario Bozzoli dall’omonima fonderia di via Gitti a Marcheno, nel bresciano. E’ uno dei casi più intricati tra quelli su cui stanno ancora indagando gli inquirenti, per risolvere un mistero di cui non si trovano elementi e nemmeno tracce decisive. La notizia delle ore precedenti al primo anniversario è la deposizione della relazione da parte dei carabinieri dei Ris di Parma. Risultato: all’interno delle scorie, nel forno grande, in quello e piccolo e nel resto dell’azienda non sono state trovate tracce dell’imprenditore 50enne.
Intanto, nella caserma dismessa di Milano prosegue il lavoro dei tecnici, guidati dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, per cercare qualsiasi elemento interessante tra le tonnellate di materiali che erano state spostate dalla fabbrica. L’azienda, infatti, dopo le indagini partite nei giorni successivi a quell’8 ottobre, era tornata nella disponibilità di Adelio Bozzoli, fratello di Mario, già a gennaio 2016. Tuttavia, c’è il rischio che l’esperta debba continuare il lavoro in un’altra sede, visto che quella caserma dovrebbe essere destinata a ospitare i nuovi migranti per la quota dedicata a Milano. In ogni caso, il capo procuratore di Brescia Tommaso Buonanno ha sottolineato che l’indagine non sarà archiviata e, anzi, sarà chiesto, con la probabilità di ottenerla, una proroga nel lavoro.
Dal punto di vista giudiziario, al momento sono indagati per omicidio volontario e distruzione di cadavere i nipoti dell’imprenditore, Alex e Giacomo Bozzoli, oltre ai dipendenti Oscar Maggi e Aboakye Akwasi che quella sera dell’8 ottobre, alle 19,10, erano in azienda. Ma non c’è alcuna traccia decisiva che possa indurre i procuratori Alberto Rossi e Mauro Tenaglia a chiedere il loro rinvio a giudizio. Si sperava di trovare un pezzo di titanio, presente nella protesi dentaria che Bozzoli portava, ma non c’è traccia di nulla. Al dramma, che è anche quello della moglie Irene Zubani, si aggiunge quello dei quindici dipendenti che hanno perso il lavoro a causa della chiusura della fabbrica a poche settimane dall’anniversario. Tra i soci non è stata trovata l’intesa e il tribunale ha dovuto dichiarare il fallimento dell’azienda.
“Ma noi non c’entriamo – ha commentato – il capo procuratore Buonanno – visto che abbiamo lasciato libera l’azienda a gennaio e c’era il tempo per farla ripartire”. Un altro caso giudiziario, all’interno della stessa vicenda, riguarda la morte dell’operaio Giuseppe Ghirardini. Le analisi scientifiche hanno accertato che il decesso sia avvenuto per aver bevuto il cianuro da una capsula. In più, non sono stati trovati segni di violenza sul corpo dell’uomo rinvenuto a Ponte di Legno dieci giorni dopo la scomparsa del suo datore di lavoro. La procura continua a indagare per istigazione al suicidio, ma la famiglia non è convinta. Tanto da aver annunciato clamorosi sviluppi nel momento in cui sarà depositata la relazione del perito di parte. Secondo le sorelle dell’operaio, qualcuno lo avrebbe ucciso perché Ghirardini, nel primo interrogatorio ai carabinieri, avrebbe ricostruito la traccia intorno alla morte di Bozzoli. “Perché uccidersi a 130 chilometri di distanza e con una bacca al cianuro – si chiedono – potendo farlo con il fucile, visto che era cacciatore?”.

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