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Ghedi, blitz alla Cava Inferno: quattro indagati

Il Corpo Forestale e l'Arpa hanno trovato idrocarburi e metalli pesanti nello strato che dovrebbe proteggere la falda dalle scorie che saranno stoccate.

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(red.) Idrocarburi e metalli pesanti nello strato di similargilla che dovrebbe separare la falda acquifera dalle future scorie. E’ quanto hanno scoperto gli agenti del Corpo Forestale dello Stato e i tecnici dell’Arpa durante un blitz alla Cava Inferno di Ghedi, nel bresciano. Il sito, su autorizzazione della Provincia, ospiterà 1 milione di metri cubi di materiali inerti e terre contaminate, ma dopo le rilevazioni la situazione si è fermata. La cava era già finita nel mirino della magistratura, tanto che il pubblico ministero Eliana Dolce ha aperto un’inchiesta per la gestione non autorizzata di rifiuti provenienti dalla bassa bresciana.
Dopo la scoperta dei materiali di cui è formato lo strato che avrebbe dovuto garantire la protezione della falda, quattro persone sono state iscritte nel registro degli indagati. Fanno riferimento all’azienda che produce il materiale, a due società che gestiscono i siti di smaltimento e a due laboratori di analisi di Milano e Mantova cui si è affidata l’azienda. Lo strato prelevato dall’Arpa è stato controllato da un laboratorio di Castel Mella e per conto del Broletto, rilevando concentrazioni oltre i limiti. Per questo motivo sono state fermate tutte le operazioni per preparare la futura discarica.
Nei giorni successivi saranno analizzati anche i prelievi compiuti sul materiale lavorato all’interno dell’azienda. Lo stesso blitz ha portato anche al sequestro di migliaia di documenti. Dal comune di Ghedi fanno sapere che se le contro analisi sulla similargilla confermeranno i valori inquinanti, chiederanno la rimozione dell’intero strato dalla cava. E nell’eventuale processo hanno annunciato di volersi costituire parte civile. Problemi simili riguardano anche la discarica di Rezzato, della Pgs Asfalti, destinata a essere riempita con materiali provenienti da un’azienda mantovana per convertire la cava in un’area naturale.

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