Operaio morto a Trenzano, i sindacati: «Nei cantieri sicurezza e rischio caldo vanno gestiti con strumenti strutturali»
Maurizio Trenta, operaio di 40 anni, è deceduto al lavoro durante una fascia oraria interessata dall’ordinanza regionale contro il rischio caldo. Filca Cisl, Fillea Cgil e FenealUil Brescia chiedono «l’apertura di un confronto territoriale tra istituzioni, enti di controllo, sistema bilaterale e parti sociali».
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FOTO D' ARCHIVIOTrenzano. «La morte di Maurizio Trenta, operaio di 40 anni deceduto in un cantiere a Trenzano, è una tragedia che colpisce profondamente il mondo delle costruzioni bresciano. Come Filca Cisl, Fillea Cgil e FenealUil Brescia esprimiamo cordoglio e vicinanza alla famiglia, ai colleghi e a tutte le persone coinvolte.
Saranno gli accertamenti della magistratura a chiarire le cause del decesso e le eventuali responsabilità. In questa fase è necessario essere prudenti, senza anticipare conclusioni. Ma quanto accaduto richiama un principio fondamentale: nei cantieri la sicurezza deve essere garantita sempre, con controlli effettivi, organizzazione adeguata del lavoro e piena applicazione delle norme di prevenzione»
Questo il commento, in una nota congiunta di Filca Cisl, Fillea Cgil e FenealUil Brescia, che proseguono: «Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, l’operaio sarebbe stato al lavoro durante una fascia oraria interessata dall’ordinanza regionale contro il rischio caldo. Saranno gli inquirenti a verificare ogni elemento, ma resta un punto chiaro: il caldo estremo è ormai un rischio strutturale per chi lavora all’aperto e va gestito con strumenti strutturali.
L’ordinanza regionale, che prevede limitazioni al lavoro in esposizione prolungata al sole nelle fasce più critiche e nei giorni in cui Worklimate segnala rischio alto, è uno strumento importante. Ma da sola non basta, se nei cantieri non esistono le condizioni concrete per applicarla davvero».
«Alle norme generali sulla sicurezza – proseguono – va affiancata una gestione specifica del rischio climatico: valutazione preventiva, programmazione degli orari, sospensione o rimodulazione delle attività nelle ore più critiche, pause adeguate, acqua, zone d’ombra, dispositivi di protezione, informazione, formazione e verifica dell’applicazione delle misure previste.
La prevenzione non può essere scaricata sui lavoratori. Servono strumenti rapidi, sostenibili per le imprese e capaci di garantire il salario quando il lavoro deve essere sospeso o rimodulato per ragioni climatiche. Per questo vanno utilizzati e rafforzati tutti gli strumenti disponibili: legislazione, organizzazione degli orari, bilateralità, ammortizzatori sociali per eventi meteo-climatici e protocolli condivisi nei cantieri».
«Il punto – aggiungono i sindacati – non è fermare tutto in modo indistinto, ma impedire che si lavori in condizioni incompatibili con salute e sicurezza. Servono programmazione, responsabilità delle imprese, controlli reali e un coordinamento stabile tra istituzioni, enti ispettivi, sistema bilaterale e parti sociali».
«Come Filca Cisl, Fillea Cgil e FenealUil Brescia – concludono – chiediamo l’apertura di un confronto territoriale tra istituzioni, enti di controllo, sistema bilaterale e parti sociali, per rafforzare la prevenzione nei cantieri e rendere strutturale la gestione del rischio caldo.
Non possiamo continuare a intervenire solo sull’emergenza: servono soluzioni efficaci e applicabili. Chiediamo giustizia per Maurizio Trenta e che questa tragedia non resti l’ennesimo fatto di cronaca. Nei cantieri si deve poter lavorare in sicurezza, sempre.








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