Coronavirus, dal Civile: come le aziende possono ripartire

Due professioniste dell'ospedale in un team che ha prodotto un documento e kit da sottoporre ai lavoratori.

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    (red.) Nel corso della conferenza stampa di ieri, domenica 5 aprile, nella sede della Protezione Civile a Roma per presentare il bollettino quotidiano sul coronavirus, dall’Istituto Superiore di Sanità è emersa l’esigenza anche di iniziare a pensare a una seconda fase dell’emergenza. Cioé riaprire gradualmente le attività produttive e tornare lentamente verso la normalità, pur sapendo che nei prossimi mesi e fino a quando non ci sarà un vaccino si dovrà convivere con il virus.

    Una fase 2 che in Lombardia e nel bresciano sperano di intraprendere il prima possibile con la riapertura delle fabbriche e delle attività artigianali. E su questo fronte l’ospedale Civile di Brescia si è posto come punto di riferimento. L’infettivologa Paola Nasta e la pneumologa Michela Bezzi, interpellate dal Giornale di Brescia, hanno sottolineato come il coronavirus abbia indotto loro a praticare una certa esperienza nel modo in cui comportarsi. E proprio loro fanno parte di un team che ha prodotto un documento con cui ripartire e mettendo comunque al primo posto la sicurezza dei lavoratori.

    Di certo, gli addetti dovranno essere equipaggiati con tutti i dispositivi di protezione individuale tra mascherine e guanti e mantenere il distanziamento. In questo modo già dopo Pasquetta un quinto delle aziende potrebbero riaprire i battenti dando prima spazio ai meno colpiti dal virus, come possono essere i giovani. In ogni caso, oltre ai dispositivi di protezione, tutti i lavoratori che torneranno in azienda dovranno essere sottoposti ai test per valutare la presenza di anticorpi contro il Covid 19 e anche ai tamponi. Strumenti che fanno parte di kit già approvati al San Matteo di Pavia su via libera della Regione Lombardia e quasi pronti per essere forniti alle aziende in vista di riaprire.

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