Coronavirus, ecco il nuovo Dpcm. 80 attività restano aperte

Imprese non essenziali che devono smaltire consegne possono lavorare fino al 25 marzo. Sindacati critici.

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(red.) Ieri, domenica 22 marzo, una notizia positiva è emersa dal rallentamento del numero di contagiati e decessi connessi all’emergenza sanitaria da coronavirus. Nel consueto punto stampa della Protezione Civile a livello nazionale si è parlato di numeri ribassati rispetto al picco che si era registrato su sabato 21 per 793 decessi segnalati in un solo giorno. Tuttavia, il numero di contagiati è comunque molto alto – 46.638 – così come le vittime che balzano a 5.476. E dei deceduti, 3.456 sono in Lombardia. Per quanto riguarda i contagi, si segnala anche che 23 mila positivi sono in isolamento domiciliare.

Nel frattempo sempre nella giornata di ieri, domenica, è arrivato il testo del nuovo Dpcm (leggi qui) firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte dopo l’annuncio via Facebook alla nazione di sabato notte. Un decreto che è in vigore da oggi, lunedì 23 marzo, fino al 3 aprile. E a questo testo si aggiunge anche un’ordinanza (leggi qui) firmata dai ministeri della Salute e dell’Interno. Quest’ultimo vieta “a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in un Comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute“. E’ abolito quindi “il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”.

Per quanto riguarda, invece, il nuovo Dpcm viene consentito alle imprese operanti in settori non essenziali di lavorare fino a mercoledì 25 marzo per smaltire le merci in consegna. Intanto, però, sono partite una serie di critiche perché vengono ritenute eccessive le 80 attività essenziali. Tanto che i sindacati, a proposito per esempio della metallurgia, sono stati critici e hanno annunciato uno sciopero generale nel caso in cui troppe fabbriche dovessero restare aperte. In ogni caso, anche i prefetti potrebbero decidere di sospendere le attività ritenute non essenziali all’emergenza. E senza dimenticare che in Lombardia è vigente fino al 15 aprile un’ordinanza del governatore Attilio Fontana che però non riguarda le attività produttive.

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